Un libro da leggere tutto d’un fiato che ci fa scoprire i percorsi della moda e attraverso essa, della modernità e della storia. Gli autori del libro Una giornata moderna. Moda e stili nell’Italia fascista, Mario Lupano e Alessandro Vaccai, ci spiegano che la moda è vera a propria rivoluzione, va di pari passo con l’arte, l’architettura, la tecnologia e il design, ed è stata uno dei motori principali che hanno portato alla nascita del modernismo.
Il ‘900 si apre all’insegna della velocità e dalla corrente del futurismo. Animati da un incoraggiante sviluppo industriale, gli italiani iniziano a subire il fascino dell’avanguardia e la moda diventa la forma d’espressione privilegiata. Gli anni venti e trenta, tra il culto fascista della giovinezza e l’affermazione di nuovi stili di vita, sono fondamentali per comprendere la nascita della moda nel senso moderno del termine e di una cultura ad essa legata: si organizzano le prime sfilate e nascono grandi marchi italiani, mentre il paese sperimenta il Made in Italy forzato dal Regime.
Attraverso 1500 immagini dell’epoca, estrapolate da riviste, cataloghi di mostre, archivi fotografici di case e aziende di moda, fotografie e illustrazioni, libri di tecniche sartoriali , il libro rispolvera pagine della nostra storia per analizzare il nesso tra moda ed estetica moderna, tra diffusione della cultura internazionale e visioni indotte dal potere autarchico del Duce. Nella ricostruzione ideale dell’arco di una “giornata moderna”, il libro si articola su quattro momenti che diventano la chiave di lettura per l’evoluzione della moda italiana tra il 1922 e il 1943: la Misura, il Modello, la Marca e la Sfilata.
Nel primo momento storico, quello della misura, l’ansia della misurazione si riferisce al corpo, al tempo, alle cose. Le riviste illustrano dettagli, cartamodelli e tracciati sartoriali che scompongono il corpo nelle sue parti anatomiche. La scansione del tempo influenza la propaganda di regime che puntualmente dichiara il numero dei giorni per la realizzazione delle opere pubbliche.
Ma la moda non è solo ciò che si indossa, ma anche un insieme di atteggiamenti, come fumare una sigaretta o andare al cinema, il Modello appunto. Nasce l’espressione “stili di vita” e si sviluppano diversi “tipi femminili”, esemplare la maschietta. Le occasioni mondane, lo sport e il turismo, definiscono e codificano il guardaroba, si pensi ai costumi per le vacanze o agli abiti da tennis. Parallelamente le cerimonie del Regime impongono la cappa e le gonne a pieghe alle Giovani italiane e la divisa con camicia nera e gli stivali agli uomini.
Negli anni ’20 la nascente cultura della moda e del design sente il bisogno di forgiare l’identità del prodotto italiano, attraverso la marca. Gli stilisti cercano quindi alleanze con il mondo del cinema. Nel libro immagini di abiti, interni delle case di moda, interviste e grafica dei marchi tra cui Biki, Ventura, Giovanni Montorsi.
Le presentazioni delle nuove collezioni moda avvengono nelle sartorie. Negli anni venti le sfilate sono ancora senza passerella: è a partire dagli anni trenta che diventano esibizioni monumentali e sopraelevate che corrono tra il pubblico alimentando la sfera mondana. I Cinegiornali dell’Istituto Luce documentano tutti gli eventi.
Il libro si chiude con l’immagine di un’immensa sfilata collettiva celebrativa. La fotografia «risponde al gusto per l’ordine, la serie e la composizione geometrica di un’estetica industriale delle merci e dei corpi». L’inizio di un’era.
About us
OfficinaDelloStile è un progetto Debora Carlucci. Continua..





