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Ad Altamura, nel cuore della Puglia, si distingue un’azienda che ha l’arte del gioiello nel sangue.
Nel 1988, nasce CTF, una delle aziende leader del settore dell’oggettistica e del gioiello e che ha dato alla luce il progetto Debora Carlucci.
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Non basta la ricerca dei gioielli più esclusivi e stravaganti. Oggi nelle migliori gioiellerie troviamo la Luxury Tech, ovvero gadget iper tecnologici trasformati in veri e propri gioielli, creati in Italia da maestri orafi e gioiellieri.

Oggetti come, mp3, lettori CD, telefonini, penne USB e molto altro, saranno tempestati di pietre preziose e renderanno il loro possesso particolare e unico. L’idea è nata dall’azienda italiana Kiwie Jewels che ha penetrato con il suo prodotto nei mercati che di lusso se ne intendono, ovvero gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi, la Russia e Hong Kong.

Il nostro Made in Italy è davvero invidiato e copiato da tutti, ma solo gli italiani sanno mettere in scena il loro stile. Il nuovo modo di vedere la tecnologia, di concepirla e di indossarla è un’idea che piace e che apre un mercato enorme, soprattutto quello del lusso, pieno di milioni di euro e milioni di dollari.

I techno-gioielli sono oggetti di uso quotidiano per milioni di persone, come i lettori musicali, gli auricolari o i telefonini, trasformati grazie all’inserimento di metalli e pietre preziose o un design unico, in veri e propri gioielli, come ad esempio il Timephone, un elegante orologio, con cinturino in pelle, che al suo interno contiene un cellulare di ultima generazione, in grado di scattare fotografie di alta qualità e con la funzione vivavoce, o i due lettori Mp5, Diamond e Ruby, che oltre ad essere i più sottili presenti sul mercato, così da accontentare le esigenze dei techno maniaci, sono impreziositi da una trilogia di pietre preziose, incastonate a mano da maestri orafi.

Li comprereste per essere più glamour?

La Stampa.it

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Smascherato il made in Italy

di admin · pubblicato il 20 Mag 2008
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admin

 

Pesante mazzata al made in Italy da parte dell’italianissimo programma della Rai Report,  si legge sul sito

 

le imprese cinesi che operano per conto delle grandi marche italiane, francesi e inglesi, si sono perfettamente integrate in tutti i distretti produttivi. Ovvero dove servono. Annientando sotto i colpi della concorrenza sleale gli imprenditori italiani.
Nel distretto delle scarpe di lusso che si trova nella Riviera del Brenta il ricorso ai cinesi ha costretto al fallimento centinaia di tomaifici, nella totale indifferenza di chi trae beneficio dai prezzi stracciati.
Rinomate nel mondo, le scarpe “Made in Italy” sono spesso cucite dai cinesi in Italia oppure dai cinesi in Cina. Purché non si sappia.
Approfittano dell’ambiguità di una normativa europea che i grandi gruppi hanno tutto l’interesse affinché resti tale.
A volte fanno perfino ricorso a pratiche che violano i codici doganali e del consumo. In Cina (a cui l’inchiesta dedica un capitolo) la manodopera per montare una scarpa costa dieci volte meno rispetto a quella italiana.

 

Noi di OfficinaDelloStile vi consigliamo la visione del video perchè si tratta davvero di un documento importante, sembra che il made in Italy si sia oggi dimenticato della produzione per votarsi al marketing, di certo strumento importante per comunicare dei plus…che però devono esistere! La grande corsa al ribasso dei budget produttivi mal si associa alle spese in comunicazione delle major del lusso, italiane e non. Come cambiare le tristi sorti di questa economia?

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Si parte! Dal 16 al 21 aprile a Milano avrà luogo il salone del mobile, un evento di eventi con Dentro&Fuori salone, un periodo di fibrillazione in cui Milano si muove e si tinge per dar spazio ai mostri della creatività che arreda. Sono per l’80% italiani gli espositori che hanno riempito gli spazi della nuova fiera in zona Rho-pero (e ci sono richieste inevase per altri 40 mila metri quadri), aziende che danno lustro all’Italia in un settore in crescita che ci vede come primi produttori europei e secondi al mondo dopo la Cina.

 

Un evento di questo tipo è un contenitore di creatività che viene visto con ammirazione da tutto il mondo, più che visto sarebbe meglio dire osservato. Saranno moltissimi infatti i buyer internazionali pronti a portare il made in Italy in tutto il mondo. La sfida per il Salone del mobile è quella di creare con questi partner delle collaborazioni continuative e la parola chiave per farlo è rete distributiva.  Noi di OdS ci saremo, e voi?

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