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	<title>Officina dello Stile</title>
	<link>http://www.officinadellostile.it</link>
	<description>Fashion blog</description>
	<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 15:21:53 +0000</pubDate>
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		<title>Quanto è trendy Sex and the City 2!</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 15:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[moda]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ho tradito la moda con l’arredamento». Incredibile ma vero, a dichiararlo è Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker) in una scena di Sex and the City 2, sequel del film ispirato alla celebre serie televisiva americana. Quindi non più solo moda per le quatto amiche. Le stra invidiate cabine armadio sono ancora stracolme di abiti da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Ho tradito la moda con l’arredamento</em>». Incredibile ma vero, a dichiararlo è Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker) in una scena di Sex and the City 2, sequel del film ispirato alla celebre serie televisiva americana. Quindi non più solo moda per le quatto amiche. Le stra invidiate cabine armadio sono ancora stracolme di abiti da sogno ma la novità è che scarpe, vestiti e borsette questa volta dividono la scena con divani, mobili, tessuti e carte da parati.  Nel nuovo film diretto da Michael Patrick King le amiche più famose del mondo ci invitano ad entrare nelle loro case e a seguirle nell’avventura che da New York le porta in vacanza ad Abu Dhabi, senza mariti né figli, alla scoperta del nuovo Medio Oriente.  Lasciamo però da parte la storia del film e guardiamo la buona parte di fashion che lo caratterizza e che finisce per diventare la parte più importante del film stesso.<br />
<strong>New York: gli interni</strong>. Sono passati due anni dal matrimonio di Carrie e Big e scopriamo che la protagonista li ha trascorsi ad arredare la nuova casa. «Manca solo un mobile in quell’angolo ed è fatta», spiega Carrie mentre guarda con orgoglio al divano blu notte su cui è adagiato quello che ora è suo marito. «È una combinazione del signore e della signora Preston – spiega la Parker - Hanno una sola camera da letto ma è sull’Upper East Side e la città sembra avvolgerli». Lasciato il super attico di lusso, i due si sono trasferiti dodici piani più in basso, in cerca di uno stile di vita più umano ma non per questo meno favoloso. «Il primo appartamento – spiega lo scenografo – era una grande dimostrazione dell’impegno di Big nei confronti di Carrie ma non era ‘loro’. Questa volta ho voluto creare uno spazio che fosse elegante e che fosse anche la loro casa. Doveva essere maturo e riflettere la loro relazione oggi». Il risultato è un mix del gusto dei due personaggi: tappeti, mobili retrò, tessuti ricercati, passamanerie, toni caldi e stampe floreali. Alla faccia del minimal. L’eleganza dei Preston è fatta di letti oversize, cuscini in abbondanza, tende sontuose, carte da parati british, righe e fiori. Il <strong>glamour</strong> ha il colore dell’oro e la morbidezza dei velluti - in pendant con le paillettes del vestito di Samantha – che fanno da sfondo al party per la presentazione del film di Smith, girato nell’atrio recentemente ristrutturato dell’Empire Hotel di New York. Tutto rigorosamente bianco invece per il grandioso matrimonio tra Anthony e Stanford: dai cigni allo smoking dello sposo, dalle decorazioni floreali alla splendida torta decorata con cristalli Swarovski. Per quanto riguarda Miranda e Charlotte, ritroviamo la prima nella tipica casa newyorkese “brownstone” di Brooklin, mentre la seconda, ora mamma di due bambine, vive in un’abitazione tutta bianca e rosa, in linea con il suo gusto bon ton e il suo spirito tradizionalista.<br />
<strong>Abu Dhabi: l’hotel</strong>. Decisamente scintillanti le location scelte per le scene girate in Marocco. L’hotel dello sceicco dove vengono invitate Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda è il nuovo Mandarin Oriental Jnan Rhama di <strong>Marrakech</strong>, inaugurato poche settimane dopo le riprese del film. Lusso sfrenato per le loro suite da 22 mila dollari a notte, cariche di colori, dettagli dorati e stoffe da mille e una notte. Sempre abbinate – inutile dirlo – a sete, chiffon e rasi dei costumi indossati dalle quattro star nel deserto. E tra gli acquisti nel suq, il pranzo nelle dune e l’escursione in cammello, si insinua una domanda: dobbiamo aspettarci un ritorno dell’etnico? Considerato l’impatto dirompente che Sex and the City ha avuto sulle vendite delle scarpe di Manolo Blahnik, la domanda è più che lecita. Staremo a vedere.</p>
<p><strong>Fonti</strong><br />
<a href="http://atcasa.corriere.it/">At casa</a><br />
<a href="http://www.sexandthecity.it/">Sito di Sex and the city</a><br />
<a href="www.empirehotelnyc.com">Hotel empire</a></p>
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		<title>I love shopping. Sociologia e un po’ di psicologia.</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 08:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il romanzo “I love shopping” di Sophie Kinsella insieme al precedente “Fashion Victim” di Sam Baker, sono stati i pionieri di una letteratura popolare che ha trattato in maniera ironica e a tratti inverosimile uno dei fenomeni più diffusi e complessi della società attuale, la fashion addiction. Si parla di voglia di differenziarsi, si parla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il romanzo “I love shopping” di Sophie Kinsella insieme al precedente “Fashion Victim” di Sam Baker, sono stati i pionieri di una letteratura popolare che ha trattato in maniera ironica e a tratti inverosimile uno dei fenomeni più diffusi e complessi della società attuale, la fashion addiction. Si parla di voglia di differenziarsi, si parla di frenesia consumistica, ma ciò che preoccupa seriamente,  è che si parli di patologia. Cos’è a questo punto la dipendenza dalla moda e dallo shopping? È possibile che due entità così immateriali e superficiali possano generare comportamenti incontrollabili e indecifrabili? Queste sono alcune delle domande poste durante il convegno “Fashion Addictions”, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore il 7 maggio scorso.<br />
 L’evento, organizzato dal Centro per lo studio della moda e della produzione culturale Modacult, ha raccolto gli interventi sul tema di tre principali studiosi europei, Ana Marta Gonzalez, Joanne Finkelstein ed Efrat Tseëlon. I tre hanno analizzato il fenomeno in esame da differenti prospettive, dalla filosofia morale alla sociologia, per finire alle teorie sulla moda.<br />
Dall’incontro è emerso che il primo passo per arrivare a capire quali siano le motivazioni alla base di una condotta distorta e del consumatore è prendere in considerazione l’associazione fra immagine e identità. Nel corso degli ultimi trent’anni del secolo scorso, la letteratura popolare di moda si è soffermata in maniera crescente sulla funzione sociale dell’abito, considerando quest’ultimo un mezzo attraverso il quale l’individuo manifesta alla collettività il proprio status e la propria estrazione sociale. Fin qui nulla di nuovo, nel momento in cui l’immagine però diventa fonte di conoscenza introspettiva e viene giudicata come piena espressione del carattere e della personalità individuali, allora l’apparenza e la superficie diventano sostanza e cambiano il modo in cui l’uomo guarda a se stesso e al prossimo. Insomma il vestito è lo strumento attraverso cui l’io si relaziona alla collettività, e legittima se stesso. <br />
L’identità è quindi un concetto chiave per comprendere il fenomeno delle dipendenze, soprattutto se considerata alla luce dei cambiamenti della società post-moderna, la società dei consumi per eccellenza. Ed è proprio nella trasformazione culturale subita dalla società che affondano le radici dei problemi identitari dell’uomo contemporaneo, disorientato rispetto alla mancanza di entità superiori nelle quali cercare stabili significati.<br />
Allo stato attuale, l’uomo si trova a vivere lo stadio estetico della propria esistenza, nell’ambito di un contesto sociale definito emozionale e caratterizzato da una cultura sperimentale proiettata verso l’immediata gratificazione. Una cultura dunque che valorizza e promuove la ricerca di nuove emozioni e nuove esperienze come il solo modo per fuggire dalla noia e dal vuoto circostanti. Una cultura che considera il tempo un’entità talmente sfuggente da dover essere afferrata e vissuta incondizionatamente, per non correre il rischio di perdere un’occasione che non si ripeterà. E a questo punto il problema non è la gestione o l’espressione delle emozioni, ma la percezione della vita ordinaria, considerata fonte di noia e scandita da due principali momenti: il lavoro e il tempo libero. Se il primo è inevitabile per riuscire a sopravvivere, il secondo diventa l’unica occasione per vivere momenti unici, tentando di dare un senso alla propria momentanea esistenza. E come vivere in maniera totalizzante tali sprazzi di tempo? Consumando, o facendo uso di sostanze “liberatrici”, o entrambe le cose, ovviamente. Di conseguenza l’individuo, immerso in una società che ha fatto della produttività la sua stella polare, finisce per rimanere vittima dei meccanismi di consumo anche quando pensa di esserne fuori. Consumare per poter essere felici, consumare per sentirsi appagati, consumare per dare un senso ad una vita che apparentemente non ne ha. E anche nel caso in cui tutto questo non fosse sufficiente, “ci sono le droghe a promettere un passo, anche breve, verso l’eternità” (Z. Bauman, Modernità Liquida).<br />
Ed è per tutto questo che gli atteggiamenti compulsivi diventano…normali. Si è giunti a considerare i comportamenti compulsivi come parte integrante di un normale stile di vita, condotte comunemente accettate e ritenute il riposo alle tensioni della società post-moderna.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.modaemodi.org/">http://www.modaemodi.org</a></p>
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		<title>Ex, punto e a capo</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 08:14:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[divorzio]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco tempo fa su Repubblica è uscito un interessante articolo sul divorzio. Sul divorzio in tempo di crisi e sul divorzio come fenomeno di costume. Anche se c’è la crisi, infatti, gli italiani continuano a divorziare: l&#8217; Istat calcola un aumento del 2,3% (ogni anno 160.000 italiani si separano, e 100.000 divorziano. Oltre a 20.000 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco tempo fa su Repubblica è uscito un interessante articolo sul divorzio. Sul divorzio in tempo di crisi e sul divorzio come fenomeno di costume. Anche se c’è la crisi, infatti, gli italiani continuano a divorziare: l&#8217; Istat calcola un aumento del 2,3% (ogni anno 160.000 italiani si separano, e 100.000 divorziano. Oltre a 20.000 rotture tra le famiglie di fatto) anche se per dimezzare le spese si opta per un addio consensuale. Per rendere meno traumatico un &#8220;rito di passaggio&#8221; arriva anche in Italia il salone del divorzio. Dopo Vienna, nel 2007, e dopo Londra e Parigi nel 2009, tocca ora a Milano ospitare questa sorta di fiera dell&#8217; addio ma anche del ricomincio da me il cui titolo è già un programma: &#8220;Ex, punto e a capo&#8221;. La chiave è sdrammatizzare. L’obiettivo è di laciarsi con il minor rancore possibile, e soprattutto riducendo il danno, cercando di rendere il più indolore possibile una pratica sempre più diffusa. Milena Stojkovic, mediatrice famigliare di Ciao Amore, agenzia di divorce planning, ha raccontato che: «Oggi le coppie arrivano alla decisione di separarsi e di divorziare con un&#8217; incredibile leggerezza. Con superficialità. Tutto è banalizzato e allo stesso tempo drammatizzato. E chi ci va di mezzo sono i figli». Cosa che conferma il presidente dell&#8217; Associazione matrimonialisti italiani, l&#8217; avvocato Gian Ettore Gassani: «Gli italiani si contendono i figli come fossero oggetti da espropriare o, peggio, bottino di guerra anche nell&#8217; ambito delle apparentemente miti separazioni consensuali. I danni subiti dai bambini contesi sono verificabili nelle migliaia di perizie psicologiche depositate nei tribunali e nell&#8217; aumento vertiginoso del ricorso alla psicoterapia infantile. Ogni anno si contano nel nostro Paese 160mila nuovi separati, 100 mila nuovi divorziati e la rottura di 20mila famiglie di fatto». Il divorzio, costosissimo su vari fronti, può ridurre in miseria, ricorda l&#8217; Associazione matrimonialisti italiani, che diffonde dati secondo cui il 25 per cento degli ospiti delle mense dei poveri sono separati e divorziati. Nell&#8217; 80 per cento dei casi si tratta di padri che, pagato l&#8217; assegno di mantenimento, si ritrovano senza risorse. Il salone “Ex, punto e a capo”, l’8 e 9 Maggio a Milano all&#8217; Hotel Marriott di via Washington, ha provato a sdrammatizzare tutto questo. «Si può divorziare in modo civile, a volte addirittura in allegria: quando la mia ex ottenne il divorzio dal suo precedente marito per esempio le organizzai una festa, con tanto di partecipazioni agli amici e bomboniere a forma di forbici», racconta Franco Zanetti, che di &#8220;Ex, punto e a capo&#8221; è l&#8217; ideatore. «La prima cosa da fare per ripartire – secondo lui - è non sentirsi in colpa, rinnovarsi. Per questo abbiamo coinvolto dietologi, palestre, chirurghi estetici, scuole di ballo, beauty farm». Si riduce a questo il divorzio? Fortunatamente ci sarà anche un approccio più serio: «Al salone avremo un&#8217; agenzia anti-stalking, soprattutto per le donne, e, a tutela degli uomini, saranno al lavoro gli esaminatori del Dna, visto che in Italia un bambino su dieci non è figlio del padre presunto», sottolinea Zanetti. Insomma divorzio grande business, forse ancor più del matrimonio. L’ideatore continua «Quello su cui puntiamo con maggior spiegamento di mezzi è il coté operativo, per un divorzio chiavi in mano, con la presenza di studi legali, squadre di psicologi, agenzie matrimoniali, investigative, immobiliari, disbrigo pratiche, agenzie di viaggi, servizi di babysitter ma anche di dogsitter, depositi temporanei per mobili e cose, decoratori, arredatori, ditte di traslochi e via elencando». Ci sarà anche un&#8217; agenzia che si chiama Marito in affitto, a offrire, per 15 euro l&#8217; ora, dalla piccola riparazione agli altri lavori domestici tipicamente maschili. Ci saranno esempi di liste di divorzio su modello britannico nel caso parenti e amici vogliano fare un regalo utile al divorziato. E ci saranno le prime agenzie tutte italiane di divorce planning, come Ciao Amore, che si occuperà di rimettere in piedi il coniuge dopo la separazione, fino a organizzare veri e propri divorce party.</p>
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		<title>Moda e regimi</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 16:13:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Un libro da leggere tutto d’un fiato che ci fa scoprire i percorsi della moda e attraverso essa, della modernità e della storia. Gli autori del libro Una giornata moderna. Moda e stili nell’Italia fascista, Mario Lupano e Alessandro Vaccai, ci spiegano che la moda è vera a propria rivoluzione, va di pari passo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un libro da leggere tutto d’un fiato che ci fa scoprire i percorsi della moda e attraverso essa, della modernità e della storia. Gli autori del libro <a target="_blank" href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788862080613/Una_giornata_moderna_Moda_e_stili_nell'Italia_fascista/.html">Una giornata moderna. Moda e stili nell’Italia fascista</a>, Mario Lupano e Alessandro Vaccai, ci spiegano che la moda è vera a propria rivoluzione, va di pari passo con l’arte, l’architettura, la tecnologia e il design, ed è stata uno dei motori principali che hanno portato alla nascita del modernismo.<br />
 Il ‘900 si apre all’insegna della velocità e dalla corrente del futurismo. Animati da un incoraggiante sviluppo industriale, gli italiani iniziano a subire il fascino dell’avanguardia e la moda diventa la forma d’espressione privilegiata. Gli anni venti e trenta, tra il culto fascista della giovinezza e l’affermazione di nuovi stili di vita, sono fondamentali per comprendere la nascita della moda nel senso moderno del termine e di una cultura ad essa legata: si organizzano le prime sfilate e nascono grandi marchi italiani, mentre il paese sperimenta il Made in Italy forzato dal Regime.<br />
Attraverso 1500 immagini dell’epoca, estrapolate da riviste, cataloghi di mostre, archivi fotografici di case e aziende di moda, fotografie e illustrazioni, libri di tecniche sartoriali , il libro rispolvera pagine della nostra storia per analizzare il nesso tra moda ed estetica moderna, tra diffusione della cultura internazionale e visioni indotte dal potere autarchico del Duce. Nella ricostruzione ideale dell’arco di una “giornata moderna”, il libro si articola su quattro momenti che diventano la chiave di lettura per l’evoluzione della moda italiana tra il 1922 e il 1943: la Misura, il Modello, la Marca e la Sfilata.<br />
Nel primo momento storico, quello della misura, l’ansia della misurazione si riferisce al corpo, al tempo, alle cose. Le riviste illustrano dettagli, cartamodelli e tracciati sartoriali che scompongono il corpo nelle sue parti anatomiche. La scansione del tempo influenza la propaganda di regime che puntualmente dichiara il numero dei giorni per la realizzazione delle opere pubbliche.<br />
Ma la moda non è solo ciò che si indossa, ma anche un insieme di atteggiamenti, come fumare una sigaretta o andare al cinema, il Modello appunto. Nasce l’espressione &#8220;stili di vita&#8221; e si sviluppano diversi &#8220;tipi femminili&#8221;, esemplare la maschietta. Le occasioni mondane, lo sport e il turismo, definiscono e codificano il guardaroba, si pensi ai costumi per le vacanze o agli abiti da tennis. Parallelamente le cerimonie del Regime impongono la cappa e le gonne a pieghe alle Giovani italiane e la divisa con camicia nera e gli stivali agli uomini.<br />
Negli anni ’20 la nascente cultura della moda e del design sente il bisogno di forgiare l’identità del prodotto italiano, attraverso la marca. Gli stilisti cercano quindi alleanze con il mondo del cinema. Nel libro immagini di abiti, interni delle case di moda, interviste e grafica dei marchi tra cui Biki, Ventura, Giovanni Montorsi.<br />
Le presentazioni delle nuove collezioni moda avvengono nelle sartorie. Negli anni venti le sfilate sono ancora senza passerella: è a partire dagli anni trenta che diventano esibizioni monumentali e sopraelevate che corrono tra il pubblico alimentando la sfera mondana. I Cinegiornali dell’Istituto Luce documentano tutti gli eventi.<br />
Il libro si chiude con l’immagine di un’immensa sfilata collettiva celebrativa. La fotografia «risponde al gusto per l’ordine, la serie e la composizione geometrica di un’estetica industriale delle merci e dei corpi». L’inizio di un’era.</p>
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		<title>Chi non muore si rivede, la seconda vita degli oggetti</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 08:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Telefonare da una cabina, mandare una cartolina o un telegramma, usare un floppy disk, soffiare sulla carta della Polaroid per far comparire l&#8217;immagine o giocherellare con il filo del telefono durante una conversazione: gesti quotidiani improvvisamente scomparsi. Oggi le cartoline si spediscono online o si mandano semplicemente mms con dediche. Eppure sono ancora presenti nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Telefonare da una cabina, mandare una cartolina o un telegramma, usare un floppy disk, soffiare sulla carta della Polaroid per far comparire l&#8217;immagine o giocherellare con il filo del telefono durante una conversazione: gesti quotidiani improvvisamente scomparsi. Oggi le cartoline si spediscono online o si mandano semplicemente mms con dediche. Eppure sono ancora presenti nelle tabaccherie e nei chioschi di tanti luoghi d’arte o di villeggiatura. Su Dawdlr le cartoline rivivono in versione ironicamente “social”. Nell’epoca di Twitter e Facebook in questo sito vengono pubblicate, con una voluta e inesorabile lentezza, cartoline spedite dai visitatori di ogni parte del mondo. E i telegrammi del 2010? Hanno un gusto vintage, per dichiarazioni importanti su Telegram Stop i telegrammi vengono spediti a casa, con un formato e caratteri tipografici rigorosamente old style.<br />
L’ istantanea della Polaroid ha un fascino che passa anche attraverso il rito dei suoi gesti. Nell’era della tecnologia e dei cellulari sempre più sofisticati, la Polaroid tenacemente ritorna sulla scena, senza scendere a patti con il digitale. In attesa del nuovo modello Polaroid Pic 1000, fedele alla storia, un gruppo di utenti e progettisti provenienti da diverse discipline ha annunciato di aver preso in affitto una vecchia officina olandese di produzione Polaroid, con l&#8217;intenzione di riprogettare e mettere in vendita pellicole istantanee per il modello SX-80 e entro breve anche quelle per la serie 600, l&#8217;ultimo modello uscito prima della chiusura dell&#8217;azienda. Se si desidera rendere ogni immagine a “forma” di Polaroid sul sito UrbanOutfitters sono in vendita le Snapshot Frames: cornici che hanno la classica forma bianca in cui inserire qualsiasi tipo di immagine stampata. Sono magnetiche e si possono anche applicare sul frigorifero. Un pack da 5 costa intorno ai 10 dollari.<br />
Chiavette modaiole usb e cd rom piccolissimi sostituiscono i floppy disk e i vhs  che l’artista inglese Nick Gentry ha pensato di riutilizzare creativamente, ecco che i vecchi supporti diventano “le tele” su cui dipinge figure umane in una interrogazione artistica sulla distanza tra l’uomo e la materia. Ogni floppy rappresenta la storia di una persona, con le scritte a pennarello, le etichette colorate, e un vago alone di mistero sul contenuto dei files. Invece di buttare questi supporti, possiamo quindi pensare di donarli all’artista attraverso la sezione Donate del suo sito.<br />
E ora le cabine telefoniche: entro il 2010 Telecom Italia ne demolirà 30mila visto che quasi nessuno le utilizza, a vantaggio dei cellulari. In Inghilterra le red telephone box sono un’istituzione nazionale e i cittadini le comprano per arredare casa. Altri le trasformano, senza spostarle, in librerie pubbliche come ha fatto il villaggio del Somerset ,Westbury-sub-Mendip, dove alcune cabine rosse sono state trasformate in micro-librerie dove fare book sharing. Anche in Spagna le cabine hanno la loro seconda possibilità: a Madrid sono state trasformate dalla Municipalità in postazioni multimediali dove poter inviare fax, sms o navigare in internet. E presto diventeranno anche punti di ricarica per le auto elettriche.<br />
Che dire, infine, del filo a molla dei vecchi telefoni fissi? Per i nostalgici del fisso un’azienda cinese ha creato Desk Phone Dock, uno strumento che trasforma l’iPhone in un pesante telefono dotato di cornetta, che permette di mantenere l’iPhone sempre carico, ha la funzione viva voce e una alimentazione USB o elettrica. Il Desk Phone Dock verrà presentato al pubblico in aprile alla China Sourcing Fair, la fiera della tecnologia cinese, e sul sito dedicato  si possono sbirciare le prime immagini e i video. Un’alternativa più economica è Internet Phone, una cornetta vecchio stile colorata di azzuro, che con due cavetti può essere collegata al pc per rendere le conversazioni via internet decisamente vintage.</p>
<p>Fonti:<br />
<a href="http://dawdlr.tumblr.com/">http://dawdlr.tumblr.com</a><br />
<a href="http://www.telegramstop.com/">www.telegramstop.com</a><br />
<a href="http://www.nickgentry.co.uk/">www.nickgentry.co.uk</a><br />
<a href="http://www.urbanoutfitters.com/">www.urbanoutfitters.com</a><br />
<a href="http://www.deskphonedock.com/">www.deskphonedock.com</a></p>
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		<title>In tempo di crisi il lusso diventa democratico</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 07:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[eccellenze]]></category>

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		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>

		<category><![CDATA[de beers]]></category>

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		<description><![CDATA[Materiali innovativi e creatività per un nuovo concetto di lusso
Prima i gioielli erano un investimento per definizione dato dalla ricchezza dei materiali, oggi il loro valore aggiunto è il design, la portata creativa e il sapiente utilizzo di materiali come l’argento o l’acciaio. In un periodo non florido per l’economia mondiale, il settore dei preziosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Materiali innovativi e creatività per un nuovo concetto di lusso</p>
<p>Prima i gioielli erano un investimento per definizione dato dalla ricchezza dei materiali, oggi il loro valore aggiunto è il design, la portata creativa e il sapiente utilizzo di materiali come l’argento o l’acciaio. In un periodo non florido per l’economia mondiale, il settore dei preziosi si ripensa e si ristruttura guardando a nuovi target di consumatori che guardano più al bello che al valore intrinseco dell’oggetto.<br />
e statistiche di De Beers, leader della produzione di diamanti, parlano chiaro: la crisi dell’oreficeria è globale, nei primi sei mesi del 2009 si è registrato un calo di vendite del 57% rispetto al primo semestre 2008 con i fatturati delle aziende produttrici di gioielli calati del 19,2% nel 2008 e i consumi interni in diminuzione del -35,83%.<br />
La fascia alta di mercato non è scomparsa ma i grandi marchi del lusso hanno ampliato la loro gamma con pezzi più accessibili. Tiffany, per esempio, ha presentato ciondoli, bracciali e anelli, che partono da un prezzo di 100 $. Allo stesso modo, Damiani sta spingendo su altri brand più o meno accessibili (Salvini, Alfieri &amp; St.John, Bliss e Calderoni 1840) per ampliare i suoi segmenti di mercato e Pasquale Bruni Gioielli affianca una collezione con prezzi da 120,00 € alla linea lusso con ciondoli da 120.000 €.<br />
I nuovi designer diventano leader della scena e ritagliano spazi nel mercato con notevoli soddisfazioni. Armida, giovane brand creato tre anni fa dalla ventiseienne Barbara Polvora  propone gioielli con prezzi dai 90,00 ai 250,00 euro, e spiega che “oggi abbiamo una proliferazione di fasce di prodotto per quanto riguarda il gioiello. La caratteristica dominante che prima era la preziosità, ha lasciato il passo al design, con l&#8217; introduzione di materiali non di pregio che ora sono venduti anche in gioielleria”.  Prezzi ancora più bassi (dai 12,00 fino a 50,00 Euro) per i gioielli di  Pensieri Preziosi  creati dalla francese Juliette Viry che hanno la particolarità di essere personalizzabili: si può scegliere il colore del braccialetto o della collana e la parola o la frase da incidere sui ciondoli. I prodotti sono elaborati con tecniche artigianali “Made in Italy” e incisi con una punta di diamante. Agli italiani piacciono molto anche i prodotti dell’azienda austriaca Oliver Weber  per la creatività e la capacità comunicativa data dai suoi negozi monomarca.<br />
Un discorso a parte va fatto per la clientela straniera, soprattutto dell’Est Europa, che guarda ancora con forza al valore del prodotto in sé. Russi e degli Emirati sono i principali acquirenti dei maestri orafi dei distretti italiani (Vicenza e provincia, Arezzo e provincia) o di marchi come Arlette Sarkissian, giovane designer di Teheran, che propone preziosi extra lusso che partono da un prezzo di 3000 € per arrivare ai 15.000 €.<br />
Ascoltando gli esperti del settore si può essere comunque ottimisti: Richard Snook, economista del Centre for Economics and Business Research (Cebr), ritiene infatti che si sia entrati in una fase di svolta, positiva rispetto alle previsioni di una recessione prolungata anche se il portafoglio degli italiani è ancora magro rispetto al passato. Termometro per misurare la temperatura della crisi è il banco dei pegni che, purtroppo, negli ultimi mesi in particolare a Roma e a Milano, ha visto un aumento di clienti ai propri sportelli. Secondo un’indagine della Camera di commercio realizzata a ottobre 2009 su oltre 50 operatori milanesi del settore gioielli, emerge che sono 30 mila i preziosi di famiglia venduti dai privati nell’aera milanese nell’ultimo anno, in cambio di liquidità immediata. In qualche modo, quindi, i gioielli oltre a rappresentare l’eleganza si trasformano in un bene di rifugio, che può riconvertirsi in liquidità.<br />
Rimane da pensare, in positivo, che la crisi ha portato alla nascita di una nuova fascia di consumatrici che non vogliono rinunciare a decorare la propria femminilità, giocando con gioielli sempre nuovi, che per quanto riguarda il loro valore intrinseco potremo definire ‘democratici’.</p>
<p><a href="http://www.armidagioielli.com/">www.armidagioielli.com</a><br />
<a href="http://www.pensieripreziosi.it/">www.pensieripreziosi.it</a><br />
<a href="http://www.tiffany.com/">www.tiffany.com</a><br />
<a href="http://www.damiani.it/">www.damiani.it</a><br />
<a href="http://www.pasqualebruni.com/">www.pasqualebruni.com</a><br />
<a href="http://www.oliverweber.com/">www.oliverweber.com</a><br />
<a href="http://www.arlettejewellery.com/">www.arlettejewellery.com</a><br />
<a href="http://www.stile.it/">www.stile.it</a></p>
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		<title>Like a VIP!</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 07:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[moda]]></category>

		<category><![CDATA[occhiali]]></category>

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		<description><![CDATA[Oversize, vistosi e personalizzabili. Colori elettrici, bianchi anni’60, impreziositi da strass, oppure stile farfalla come negli anni ’50: i nuovi occhiali da sole sono nati per divertire e sedurre sempre all’insegna della creatività.
La recente fiera degli occhiali da sole di Milano, il Mido decreta per la primavera estate, l’occhiale, da sole ma anche da vista, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oversize, vistosi e personalizzabili. Colori elettrici, bianchi anni’60, impreziositi da strass, oppure stile farfalla come negli anni ’50: i nuovi occhiali da sole sono nati per divertire e sedurre sempre all’insegna della creatività.</p>
<p>La recente fiera degli occhiali da sole di Milano, il Mido decreta per la primavera estate, l’occhiale, da sole ma anche da vista, accessorio di primaria importanze nel volto, accessorio espressione della personalità e della creatività individuale. La particolare grandezza, l’infinita gamma di colori, i dettagli preziosi, la scomponibilità dei pezzi fanno degli occhiali un elemento che copre e veste gli occhi, con un tocco di mistero che le regala sempre più fascino e magnetismo.<br />
Le proposte per la primavera ci dicono che il blu è tornato con forza nelle scene, dopo anni di oblio, la moda riscopre la tinta più chic che ci sia. Vestiti, scarpe e borse ne avevano già fatto un must in fatto di raffinatezza, ma adesso arrivano anche gli occhiali a riutilizzare questo colore in tutte le sue sfumature, dal blu indaco al blu elettrico, fino ai più leggeri azzurro, celeste pastello. Da scegliere a seconda degli abbinamenti ma soprattutto degli stati d’animo.<br />
Ne avevamo visto qualche timida anticipazione l’estate scorsa, ma quest’anno diventerà un vero e proprio must: l’occhiale a farfalla, re dei lontani anni ’50 torna, stupisce e conquista. Malizioso al punto giusto, riscrive le regole dello stile romantico, sofisticato e leggero. Da sole o da vista, neri o colorati, hanno un’anima cinematografica e sono la scelta giusta per chi sa giocare con il proprio stile, con leggerezza. Per chi è più sofisticato, i designer hanno puntato al colore bianco che si fa ricchezza con inserti di strass o diventa creatività grazie al gioco delle forme. Indossare montature bianche significa illuminarsi e attirare l’attenzione su di sé.  I modelli che non passano di moda, che con qualche piccola rivisitazione piacciono sempre, sono quelli con le montature nere che danno quell’ alone da Diva, che sanno essere sportivi od eleganti in base agli abbinamenti.<br />
Se gli occhiali grandi, in acetato, più tondi che squadrati, persistono da varie stagioni, la novità è data dall’ acetato liscio e, novità di quest’anno, spesso lavorato con tecniche laser che riproducono lavorazioni elaborate di pizzi e merletti. Impossibile non cedere al suo fascino senza tempo.<br />
La novità sopra tutte è data però dalla tendenza alla personalizzazione. Per la primavera-estate 2010 il modello Ray Ban Wayfarer, il più cool del marchio Ray Ban, si arricchisce di un kit per customizzare gli occhiali, il Rayban Wayfarer Colorize Kit, provvisto di un paio di occhiali bianchi e 5 pennarelli per disegnare quello che più piace, o tante mascherine che sono per chi non si sente sicuro di personalizzare i propri occhiali  da sé.<br />
Per chi preferisce occhiali “chiavi in mano”, Ray Ban propone comunque le Rare Prints, una edizione limitata dei modelli Wayfarer e Clubmaster composti da due linee: Flowers che presenta motivi floreali con colori accesi come azzurro, blu e arancio e poi Subway1 in cui viene riprodotta la cartina della metro di New York. Tanto vale dar sfogo alla fantasia no?</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt"><span><font color="#b60e3d"><a href="http://www.mido.it/">www.mido.it</a></font></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt"><span></span></span><span style="font-size: 11pt"><span><font color="#b60e3d"><a href="http://www.ray-ban.com/">www.ray-ban.com</a></font></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt"><span></span></span><span style="font-size: 11pt"><span><font color="#b60e3d"><a href="http://www.style.it/">www.style.it</a></font></span></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 11pt"></span></p>
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		<title>In cerca di un idrosommelier</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 09:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[varie]]></category>

		<category><![CDATA[acqua]]></category>

		<category><![CDATA[water design]]></category>

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		<description><![CDATA[Liscia o frizzante? Leggera o corposa? Se è ricca di minerali va bene con pesce e pollo? Le bollicine sono adatte ai sapori decisi delle carni rosse? E con il sushi? Ormai non si può parlare genericamente solo di acqua. Di fronte a tanta varietà per essere aggiornati e consapevoli dovremo solo frequentare un corso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Liscia o frizzante? Leggera o corposa? Se è ricca di minerali va bene con pesce e pollo? Le bollicine sono adatte ai sapori decisi delle carni rosse? E con il sushi? Ormai non si può parlare genericamente solo di acqua. Di fronte a tanta varietà per essere aggiornati e consapevoli dovremo solo frequentare un corso di idrosommelier organizzato dall’Associazione Degustatori Acque Minerali (ADAM), che ha stilato anche una Carta delle acque consultabile on line, in questo modo impareremo tutto ma proprio tutto sul mondo dell’acqua: caratteristiche organolettiche, provenienza, abbinamenti, e importanza dell’etichetta. In alternativa potremo fare un giro in uno dei tanti Aqua Bar che stanno sempre più prendendo piede nelle grandi città, “Che non è un Aqua Store, un negozio delle acque” ci tiene a precisare Giano Chirici, patron del bolognese Specialità in vetrina, settimo Aqua bar aperto nel mondo “ma un vero e proprio locale dove le acque si possono acquistare, ma soprattutto vengono servite e degustate al tavolo”. D’altronde La Condé Nast Traveler ha stilato una classifica dei top ten bar più cool del momento e uno di questi è proprio un Aqua Bar: il Water Bar at Blue di Sidney.<br />
L’acqua, nelle sue varie forme, sta diventando addirittura elisir di giovinezza: Sienna Miller e Kate Moss, icone di bellezza, non possano fare a meno dell’acqua OGO, che oltre a far espellere le tossine, contribuisce a combattere l’invecchiamento della pelle, gli effetti dannosi di sole e fumo e il mal di testa e pare aiuti anche ad affrontare il jet lag; merito, sembrerebbe, della maggiore quantità di ossigeno che viene aggiunta alla fonte attraverso un processo naturale.  Discorso simile per l’acqua Deeside, proveniente da una fonte alimentata dalle terme di Ballater nelle Highlands scozzesi, dove già la regina Vittoria andava a godersi le proprietà di quest’acqua che sembra abbia diverse qualità curative compresa la riduzione dei radicali liberi e che è perfetta per allungare il whisky di puro malto, l’Usige Beatha - l’Acqua della Vita - degli scozzesi doc.<br />
Oltre alla sostanza, assume nuovo valore anche la presentazione, quindi ben vengano sponsorizzazioni, designer concentrati sul packaging, posizionamenti di prodotto insoliti, campagne di marketing innovative. Guardiamo Bling H2O, acqua extra lusso del Tennessee: è stata “inventata” da Kevin G. Boyd, scrittore e produttore hollywoodiano, che ha ben pensato di arricchire le bottiglie con cristalli Swarovski. Nella versione standard ricalcano il profilo del nome, nella versione The Ten Thousand Dubai Collection coprono addirittura l’intera bottiglia (prezzo: 2.600 dollari). Buona idea di marketing anche quella costruita intorno all’acqua Finé, “scoperta” secondo la leggenda, dal monaco buddista Kobodaishi battendo un bastone nelle terre vulcaniche del monte Fuji nell’VIII secolo, dal  gusto che si sposa perfettamente con il caviale, dicono gli intenditori.<br />
Quasi zero sodio e praticamente nessun minerale (pare sia l’acqua con la minor quantità di solidi disciolti al mondo) per l’acqua Voss, che sgorga da secoli tra il ghiaccio della Norvegia, e che grazie al design di Neil Kraft, ex Direttore creativo di Calvin Klein e Ralph Lauren, è uno dei primi esempi di water trend design dalle linee essenziali, amatissima da Madonna e Giorgio Armani.<br />
Non si può chiudere la panoramica senza citare la nostra acqua San Pellegrino, imbottigliata da oltre un secolo, ma, si dice, già gustata alla fonte nientemeno che da Leonardo da Vinci.  A proposito di buona pubblicità, sulla Water Menu del James Finch Water Bar di Newport, nella chicchissima Rhode Island, per la nostra San Pellegrino si legge la descrizione: “un monumento al glamour del bere acqua”. Il Made in Italy ha messo a segno un altro bel colpo!</p>
<p><a href="http://www.degustatoriacque.com/">www.degustatoriacque.com</a><br />
<a href="http://www.waterbaratblue.com/">www.waterbaratblue.com</a><br />
<a href="http://www.finejapon.com/">www.finejapon.com</a><br />
<a href="http://www.abigailstonemaninn.com/">www.abigailstonemaninn.com</a><br />
<a href="http://www.blingh2o.com/">www.blingh2o.com</a></p>
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		<title>Graffianti trend 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 06:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Le mani hanno stanno acquistando sempre maggior importanza nel corpo di una donna, parlano di lei, della cura che ha di se stessa e de suo modo di vivere la vita. Una manicure impeccabile è quindi molto importante per una donna e per realizzarla si può decidere di seguire uno stile classico e rigoroso o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le mani hanno stanno acquistando sempre maggior importanza nel corpo di una donna, parlano di lei, della cura che ha di se stessa e de suo modo di vivere la vita. Una manicure impeccabile è quindi molto importante per una donna e per realizzarla si può decidere di seguire uno stile classico e rigoroso o i affidarsi agli ultimi trend del momento. Per la prossima primavera estate se ne stanno affermando di estremamente diversi, ottimi per accontentare i desideri e i gusti di tutti i tipi di donne. Ecco le nuove tendenze per la bella stagione imposte dalle star d’oltreoceano e dalle passerelle.<br />
Chanel con la sua nuova collezione di smalti Le Vernis lancia un grande must per la primavera, quello di colori pastello freschi e chic. Sono tre tonalità prettamente solari e vivaci quali il rosa corallo Mistral, il verde acqua Nouvelle Vague ed il rosa intenso Riviera.<br />
 Altro trend lanciato da Chanel è quello degli smalti nature. All’interno della nuova collezione sono infatti state lanciate tre tonalità il delicato rosa Tendresse, il beige Inattendu ed il desideratissimo grigio Particulière, estremamente chic e ricercato.<br />
Altro trend per la bella stagione sarà quello dello smalto mat declinato nelle tonalità pastello o nei colori preziosi dell’oro e dell’argento. Per unghie preziose si potranno sceglie però queste due colorazioni anche in tonalità metalliche, per una manicure di grande impatto.<br />
 Per chi davvero vuole osare si impone poi la tendenza della french manicure al contrario, realizzata in nero o con unghie laccate sulla lunghezza e non sulla punta. Scuri, misteriosi, ribelli, gli smalti evocano lo stile punk, dando un tocco provocante al look e facendo diventare le unghie un vero e proprio accessorio. Secondo Elsa Deslandes, esperta di manucure per Maybelline New York, lo smalto nero o blu si porta su unghie corte, rotonde o squadrate</p>
<p>Ultimo, ma non per importanza, trend per i prossimi mesi è quello della lace manicure che prevede per le unghie decorazioni in pizzo, eleganti e glamour. Anche chi non è amante della nail art non potrà resistere al fascino, o almeno alla novità, delle unghie decorate in pizzo. Sembra una tendenza che le celebrità apprezzano e lanciano e giura di conquistare anche le più restie alla decorazione delle unghie perché è sobria anche se particolare e risalta solo da vicino mentre resta discreta se le mani si ammirano solo da lontano. La decorazione appare impossibile da replicare? In effetti è proprio così perché qui non serve maestria con i pennelli e la nail art ma semplicemente i pattern già pronti di Minx e Konad che stanno spopolando letteralmente in America e arrivando pian piano pure in Italia. Jennifer Lopez e Blake Lively intanto se ne sono fatte orgogliose promotrici esibendo le loro trine alla Fashion’s Night Out e ai VMAs.</p>
<p>Lo smalto rosso, in voga l’anno passato, resta un classico intramontabile dell&#8217;eleganza. Raffinato ed estremamente glamour, sta bene sia con i jeans che con l&#8217;abito da sera e va possibilmente abbinato ad un make-up nude per l’incarnato,occhi truccati soltanto di un tocco di mascara nero e labbra, rosse, in rimando alle unghie per uno stile decisamente chic. </p>
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		<title>Sogni d’oro e attenti al lupo</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 12:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[hotel]]></category>

		<category><![CDATA[moschino]]></category>

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		<description><![CDATA[Dormire nelle favole, nelle camere di Moschino 
Il più fantasioso e dei nostri stilisti porta le favole a Milano, anzi porta Alice nel paese delle meraviglie nel suo nuovo hotel: Maison Moschino, scelto come location per la presentazione della nuova collezione CheapAndChic, tra le performance di Pixie Lott e il dj-set di Asia Argento. L’Hotel ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt">Dormire nelle favole, nelle camere di Moschino<o:p></o:p></span><span style="font-size: 14pt"><o:p> </o:p></span></p>
<p style="text-align: justify"><a title="leggi" name="leggi"></a><span style="color: black">Il più fantasioso e dei nostri stilisti porta le favole a Milano, anzi porta Alice nel paese delle meraviglie nel suo nuovo hotel: Maison Moschino, scelto come location per la presentazione della nuova collezione CheapAndChic, tra le performance di Pixie Lott e il dj-set di Asia Argento. L’Hotel ha trovato la sua locatione </span>nell&#8217;antica stazione neoclassica di viale Montegrappa 12, che fu aperta nel 1840 per la tratta Milano-Monza, a due passi da Corso Como e Corso Garibaldi.</p>
<p><span><span style="color: black">Fresco di inaugurazione, il 26 febbraio scorso, l’albergo mostra le 65 camere, arredate secondo sedici stili diversi, tutti ispirati ai temi delle <span>favole</span>, come la stanza di Cappuccetto Rosso, “la Foresta” o quella dei dolci con il lampadario fatto di bonbon e pasticcini, o <span>la stanza di Alice</span>, con tanto di Bianconiglio e mobili dalle proporzioni fuori scala come nel film di Tim Burton, già fenomeno di costume anche qui in Italia. La stanza principale, simbolo della casa di moda è quella che offre il letto-abito, vera autocelebrazione e dichiarazione d’amore per la <span>moda</span>. Appeso ad un gigantesco appendiabito, il tessuto si abbandona morbido fino ad abbracciare i quattro lati. <o:p></o:p></span></span><span><span style="color: black">Dai vestiti che diventano lampade al copriletto fatto di petali di rose: tutto è curato nei minimi dettagli e risponde a quel <span>gusto per la meraviglia</span>, che porta a servire la colazione in una scatola da scarpe. A completare il quadro, il ristorante Clandestino, gestito dallo chef Moreno Cedroni, il bar che dall’interno si estende nel giardino adiacente, una Spa firmata Culti con palestra e area massaggi e l’immancabile boutique. <o:p></o:p></span></span><span><span style="color: black">Anche Moschino, come altre maison, ora ha il suo fashion hotel, frutto di un progetto diretto da Rossella Jardini in collaborazione con Jo Ann Tan e realizzato in partnership con la compagnia alberghiera Hotelphilosophy (Gruppo Mobygest). <o:p></o:p></span></span><span></span><span style="color: black">Nuvole, fiocchi, rami di edera, alberi e tessuti pregiati fanno da sfondo a questo <span>universo fantastico</span> in cui i sogni sono i veri protagonisti. “Entrando ho la sensazione di trovarmi in una casa”, spiega il direttore creativo della Maison. “Avverto un’atmosfera calda e accogliente che ha la capacità protettiva dei luoghi amici”. Un hotel quindi pensato come uno spazio intimo e privato, ma anche una “casa delle meraviglie”, dove ognuno può sentirsi libero di <span>sognare</span>.<v:shapetype coordsize="21600,21600" o:spt="75" o:preferrelative="t" path="m@4@5l@4@11@9@11@9@5xe" filled="f" stroked="f" id="_x0000_t75"> <v:stroke joinstyle="miter"></v:stroke><v:formulas><v:f eqn="if lineDrawn pixelLineWidth 0"></v:f><v:f eqn="sum @0 1 0"></v:f><v:f eqn="sum 0 0 @1"></v:f><v:f eqn="prod @2 1 2"></v:f><v:f eqn="prod @3 21600 pixelWidth"></v:f><v:f eqn="prod @3 21600 pixelHeight"></v:f><v:f eqn="sum @0 0 1"></v:f><v:f eqn="prod @6 1 2"></v:f><v:f eqn="prod @7 21600 pixelWidth"></v:f><v:f eqn="sum @8 21600 0"></v:f><v:f eqn="prod @7 21600 pixelHeight"></v:f><v:f eqn="sum @10 21600 0"></v:f></v:formulas><v:path o:extrusionok="f" gradientshapeok="t" o:connecttype="rect"></v:path><o:lock v:ext="edit" aspectratio="t"></o:lock></v:shapetype><v:shape type="#_x0000_t75" style="width: 16.5pt; height: 17.25pt" id="_x0000_i1025"><v:imagedata src="file:///C:\Users\Sandro\AppData\Local\Temp\msohtmlclip1\01\clip_image001.gif" o:href="http://atcasa.corriere.it/libs/css/default_theme/assets/logo_atcasa_articolo_fine.gif"></v:imagedata></v:shape><img v:shapes="_x0000_i1025" src="file:///C:/Users/Sandro/AppData/Local/Temp/msohtmlclip1/01/clip_image001.gif" height="23" width="22" /><o:p></o:p></span><em><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; color: black; font-size: 12pt" lang="EN-GB">Fonti:</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; color: black; font-size: 12pt" lang="EN-GB"></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; color: black; font-size: 12pt"><a target="_blank" href="http://www.hotelphilosophy.net/"><span lang="EN-GB">www.hotelphilosophy.net</span></a></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; color: black; font-size: 12pt" lang="EN-GB"></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; color: black; font-size: 12pt"><a target="_blank" href="http://www.moschino.it/"><span lang="EN-GB">www.moschino.it</span></a></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; color: black; font-size: 12pt"> </span></em></p>
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