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Quanto è trendy Sex and the City 2!

di admin · pubblicato il 09 Lug 2010
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Ho tradito la moda con l’arredamento». Incredibile ma vero, a dichiararlo è Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker) in una scena di Sex and the City 2, sequel del film ispirato alla celebre serie televisiva americana. Quindi non più solo moda per le quatto amiche. Le stra invidiate cabine armadio sono ancora stracolme di abiti da sogno ma la novità è che scarpe, vestiti e borsette questa volta dividono la scena con divani, mobili, tessuti e carte da parati. Nel nuovo film diretto da Michael Patrick King le amiche più famose del mondo ci invitano ad entrare nelle loro case e a seguirle nell’avventura che da New York le porta in vacanza ad Abu Dhabi, senza mariti né figli, alla scoperta del nuovo Medio Oriente. Lasciamo però da parte la storia del film e guardiamo la buona parte di fashion che lo caratterizza e che finisce per diventare la parte più importante del film stesso.
New York: gli interni. Sono passati due anni dal matrimonio di Carrie e Big e scopriamo che la protagonista li ha trascorsi ad arredare la nuova casa. «Manca solo un mobile in quell’angolo ed è fatta», spiega Carrie mentre guarda con orgoglio al divano blu notte su cui è adagiato quello che ora è suo marito. «È una combinazione del signore e della signora Preston – spiega la Parker - Hanno una sola camera da letto ma è sull’Upper East Side e la città sembra avvolgerli». Lasciato il super attico di lusso, i due si sono trasferiti dodici piani più in basso, in cerca di uno stile di vita più umano ma non per questo meno favoloso. «Il primo appartamento – spiega lo scenografo – era una grande dimostrazione dell’impegno di Big nei confronti di Carrie ma non era ‘loro’. Questa volta ho voluto creare uno spazio che fosse elegante e che fosse anche la loro casa. Doveva essere maturo e riflettere la loro relazione oggi». Il risultato è un mix del gusto dei due personaggi: tappeti, mobili retrò, tessuti ricercati, passamanerie, toni caldi e stampe floreali. Alla faccia del minimal. L’eleganza dei Preston è fatta di letti oversize, cuscini in abbondanza, tende sontuose, carte da parati british, righe e fiori. Il glamour ha il colore dell’oro e la morbidezza dei velluti - in pendant con le paillettes del vestito di Samantha – che fanno da sfondo al party per la presentazione del film di Smith, girato nell’atrio recentemente ristrutturato dell’Empire Hotel di New York. Tutto rigorosamente bianco invece per il grandioso matrimonio tra Anthony e Stanford: dai cigni allo smoking dello sposo, dalle decorazioni floreali alla splendida torta decorata con cristalli Swarovski. Per quanto riguarda Miranda e Charlotte, ritroviamo la prima nella tipica casa newyorkese “brownstone” di Brooklin, mentre la seconda, ora mamma di due bambine, vive in un’abitazione tutta bianca e rosa, in linea con il suo gusto bon ton e il suo spirito tradizionalista.
Abu Dhabi: l’hotel. Decisamente scintillanti le location scelte per le scene girate in Marocco. L’hotel dello sceicco dove vengono invitate Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda è il nuovo Mandarin Oriental Jnan Rhama di Marrakech, inaugurato poche settimane dopo le riprese del film. Lusso sfrenato per le loro suite da 22 mila dollari a notte, cariche di colori, dettagli dorati e stoffe da mille e una notte. Sempre abbinate – inutile dirlo – a sete, chiffon e rasi dei costumi indossati dalle quattro star nel deserto. E tra gli acquisti nel suq, il pranzo nelle dune e l’escursione in cammello, si insinua una domanda: dobbiamo aspettarci un ritorno dell’etnico? Considerato l’impatto dirompente che Sex and the City ha avuto sulle vendite delle scarpe di Manolo Blahnik, la domanda è più che lecita. Staremo a vedere.

Fonti
At casa
Sito di Sex and the city
Hotel empire

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I love shopping. Sociologia e un po’ di psicologia.

di admin · pubblicato il 14 Mag 2010
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Il romanzo “I love shopping” di Sophie Kinsella insieme al precedente “Fashion Victim” di Sam Baker, sono stati i pionieri di una letteratura popolare che ha trattato in maniera ironica e a tratti inverosimile uno dei fenomeni più diffusi e complessi della società attuale, la fashion addiction. Si parla di voglia di differenziarsi, si parla di frenesia consumistica, ma ciò che preoccupa seriamente,  è che si parli di patologia. Cos’è a questo punto la dipendenza dalla moda e dallo shopping? È possibile che due entità così immateriali e superficiali possano generare comportamenti incontrollabili e indecifrabili? Queste sono alcune delle domande poste durante il convegno “Fashion Addictions”, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore il 7 maggio scorso.
 L’evento, organizzato dal Centro per lo studio della moda e della produzione culturale Modacult, ha raccolto gli interventi sul tema di tre principali studiosi europei, Ana Marta Gonzalez, Joanne Finkelstein ed Efrat Tseëlon. I tre hanno analizzato il fenomeno in esame da differenti prospettive, dalla filosofia morale alla sociologia, per finire alle teorie sulla moda.
Dall’incontro è emerso che il primo passo per arrivare a capire quali siano le motivazioni alla base di una condotta distorta e del consumatore è prendere in considerazione l’associazione fra immagine e identità. Nel corso degli ultimi trent’anni del secolo scorso, la letteratura popolare di moda si è soffermata in maniera crescente sulla funzione sociale dell’abito, considerando quest’ultimo un mezzo attraverso il quale l’individuo manifesta alla collettività il proprio status e la propria estrazione sociale. Fin qui nulla di nuovo, nel momento in cui l’immagine però diventa fonte di conoscenza introspettiva e viene giudicata come piena espressione del carattere e della personalità individuali, allora l’apparenza e la superficie diventano sostanza e cambiano il modo in cui l’uomo guarda a se stesso e al prossimo. Insomma il vestito è lo strumento attraverso cui l’io si relaziona alla collettività, e legittima se stesso. 
L’identità è quindi un concetto chiave per comprendere il fenomeno delle dipendenze, soprattutto se considerata alla luce dei cambiamenti della società post-moderna, la società dei consumi per eccellenza. Ed è proprio nella trasformazione culturale subita dalla società che affondano le radici dei problemi identitari dell’uomo contemporaneo, disorientato rispetto alla mancanza di entità superiori nelle quali cercare stabili significati.
Allo stato attuale, l’uomo si trova a vivere lo stadio estetico della propria esistenza, nell’ambito di un contesto sociale definito emozionale e caratterizzato da una cultura sperimentale proiettata verso l’immediata gratificazione. Una cultura dunque che valorizza e promuove la ricerca di nuove emozioni e nuove esperienze come il solo modo per fuggire dalla noia e dal vuoto circostanti. Una cultura che considera il tempo un’entità talmente sfuggente da dover essere afferrata e vissuta incondizionatamente, per non correre il rischio di perdere un’occasione che non si ripeterà. E a questo punto il problema non è la gestione o l’espressione delle emozioni, ma la percezione della vita ordinaria, considerata fonte di noia e scandita da due principali momenti: il lavoro e il tempo libero. Se il primo è inevitabile per riuscire a sopravvivere, il secondo diventa l’unica occasione per vivere momenti unici, tentando di dare un senso alla propria momentanea esistenza. E come vivere in maniera totalizzante tali sprazzi di tempo? Consumando, o facendo uso di sostanze “liberatrici”, o entrambe le cose, ovviamente. Di conseguenza l’individuo, immerso in una società che ha fatto della produttività la sua stella polare, finisce per rimanere vittima dei meccanismi di consumo anche quando pensa di esserne fuori. Consumare per poter essere felici, consumare per sentirsi appagati, consumare per dare un senso ad una vita che apparentemente non ne ha. E anche nel caso in cui tutto questo non fosse sufficiente, “ci sono le droghe a promettere un passo, anche breve, verso l’eternità” (Z. Bauman, Modernità Liquida).
Ed è per tutto questo che gli atteggiamenti compulsivi diventano…normali. Si è giunti a considerare i comportamenti compulsivi come parte integrante di un normale stile di vita, condotte comunemente accettate e ritenute il riposo alle tensioni della società post-moderna.

Fonte: http://www.modaemodi.org

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Moda e regimi

di admin · pubblicato il 07 Mag 2010
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Un libro da leggere tutto d’un fiato che ci fa scoprire i percorsi della moda e attraverso essa, della modernità e della storia. Gli autori del libro Una giornata moderna. Moda e stili nell’Italia fascista, Mario Lupano e Alessandro Vaccai, ci spiegano che la moda è vera a propria rivoluzione, va di pari passo con l’arte, l’architettura, la tecnologia e il design, ed è stata uno dei motori principali che hanno portato alla nascita del modernismo.
 Il ‘900 si apre all’insegna della velocità e dalla corrente del futurismo. Animati da un incoraggiante sviluppo industriale, gli italiani iniziano a subire il fascino dell’avanguardia e la moda diventa la forma d’espressione privilegiata. Gli anni venti e trenta, tra il culto fascista della giovinezza e l’affermazione di nuovi stili di vita, sono fondamentali per comprendere la nascita della moda nel senso moderno del termine e di una cultura ad essa legata: si organizzano le prime sfilate e nascono grandi marchi italiani, mentre il paese sperimenta il Made in Italy forzato dal Regime.
Attraverso 1500 immagini dell’epoca, estrapolate da riviste, cataloghi di mostre, archivi fotografici di case e aziende di moda, fotografie e illustrazioni, libri di tecniche sartoriali , il libro rispolvera pagine della nostra storia per analizzare il nesso tra moda ed estetica moderna, tra diffusione della cultura internazionale e visioni indotte dal potere autarchico del Duce. Nella ricostruzione ideale dell’arco di una “giornata moderna”, il libro si articola su quattro momenti che diventano la chiave di lettura per l’evoluzione della moda italiana tra il 1922 e il 1943: la Misura, il Modello, la Marca e la Sfilata.
Nel primo momento storico, quello della misura, l’ansia della misurazione si riferisce al corpo, al tempo, alle cose. Le riviste illustrano dettagli, cartamodelli e tracciati sartoriali che scompongono il corpo nelle sue parti anatomiche. La scansione del tempo influenza la propaganda di regime che puntualmente dichiara il numero dei giorni per la realizzazione delle opere pubbliche.
Ma la moda non è solo ciò che si indossa, ma anche un insieme di atteggiamenti, come fumare una sigaretta o andare al cinema, il Modello appunto. Nasce l’espressione “stili di vita” e si sviluppano diversi “tipi femminili”, esemplare la maschietta. Le occasioni mondane, lo sport e il turismo, definiscono e codificano il guardaroba, si pensi ai costumi per le vacanze o agli abiti da tennis. Parallelamente le cerimonie del Regime impongono la cappa e le gonne a pieghe alle Giovani italiane e la divisa con camicia nera e gli stivali agli uomini.
Negli anni ’20 la nascente cultura della moda e del design sente il bisogno di forgiare l’identità del prodotto italiano, attraverso la marca. Gli stilisti cercano quindi alleanze con il mondo del cinema. Nel libro immagini di abiti, interni delle case di moda, interviste e grafica dei marchi tra cui Biki, Ventura, Giovanni Montorsi.
Le presentazioni delle nuove collezioni moda avvengono nelle sartorie. Negli anni venti le sfilate sono ancora senza passerella: è a partire dagli anni trenta che diventano esibizioni monumentali e sopraelevate che corrono tra il pubblico alimentando la sfera mondana. I Cinegiornali dell’Istituto Luce documentano tutti gli eventi.
Il libro si chiude con l’immagine di un’immensa sfilata collettiva celebrativa. La fotografia «risponde al gusto per l’ordine, la serie e la composizione geometrica di un’estetica industriale delle merci e dei corpi». L’inizio di un’era.

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di admin · pubblicato il 17 Apr 2010
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Oversize, vistosi e personalizzabili. Colori elettrici, bianchi anni’60, impreziositi da strass, oppure stile farfalla come negli anni ’50: i nuovi occhiali da sole sono nati per divertire e sedurre sempre all’insegna della creatività.

La recente fiera degli occhiali da sole di Milano, il Mido decreta per la primavera estate, l’occhiale, da sole ma anche da vista, accessorio di primaria importanze nel volto, accessorio espressione della personalità e della creatività individuale. La particolare grandezza, l’infinita gamma di colori, i dettagli preziosi, la scomponibilità dei pezzi fanno degli occhiali un elemento che copre e veste gli occhi, con un tocco di mistero che le regala sempre più fascino e magnetismo.
Le proposte per la primavera ci dicono che il blu è tornato con forza nelle scene, dopo anni di oblio, la moda riscopre la tinta più chic che ci sia. Vestiti, scarpe e borse ne avevano già fatto un must in fatto di raffinatezza, ma adesso arrivano anche gli occhiali a riutilizzare questo colore in tutte le sue sfumature, dal blu indaco al blu elettrico, fino ai più leggeri azzurro, celeste pastello. Da scegliere a seconda degli abbinamenti ma soprattutto degli stati d’animo.
Ne avevamo visto qualche timida anticipazione l’estate scorsa, ma quest’anno diventerà un vero e proprio must: l’occhiale a farfalla, re dei lontani anni ’50 torna, stupisce e conquista. Malizioso al punto giusto, riscrive le regole dello stile romantico, sofisticato e leggero. Da sole o da vista, neri o colorati, hanno un’anima cinematografica e sono la scelta giusta per chi sa giocare con il proprio stile, con leggerezza. Per chi è più sofisticato, i designer hanno puntato al colore bianco che si fa ricchezza con inserti di strass o diventa creatività grazie al gioco delle forme. Indossare montature bianche significa illuminarsi e attirare l’attenzione su di sé.  I modelli che non passano di moda, che con qualche piccola rivisitazione piacciono sempre, sono quelli con le montature nere che danno quell’ alone da Diva, che sanno essere sportivi od eleganti in base agli abbinamenti.
Se gli occhiali grandi, in acetato, più tondi che squadrati, persistono da varie stagioni, la novità è data dall’ acetato liscio e, novità di quest’anno, spesso lavorato con tecniche laser che riproducono lavorazioni elaborate di pizzi e merletti. Impossibile non cedere al suo fascino senza tempo.
La novità sopra tutte è data però dalla tendenza alla personalizzazione. Per la primavera-estate 2010 il modello Ray Ban Wayfarer, il più cool del marchio Ray Ban, si arricchisce di un kit per customizzare gli occhiali, il Rayban Wayfarer Colorize Kit, provvisto di un paio di occhiali bianchi e 5 pennarelli per disegnare quello che più piace, o tante mascherine che sono per chi non si sente sicuro di personalizzare i propri occhiali  da sé.
Per chi preferisce occhiali “chiavi in mano”, Ray Ban propone comunque le Rare Prints, una edizione limitata dei modelli Wayfarer e Clubmaster composti da due linee: Flowers che presenta motivi floreali con colori accesi come azzurro, blu e arancio e poi Subway1 in cui viene riprodotta la cartina della metro di New York. Tanto vale dar sfogo alla fantasia no?

www.mido.it

www.ray-ban.com

www.style.it

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Tra gioielli e Natale c’è sempre stato un grande connubio. Quanti regalano bigiotteria a Natale? Tantissimi, soprattutto per le donne amate o per dire semplicemente ricordati di me.

Quale miglior occasione il mercatino di Natale, meglio se in alto Adige dove la tradizione rimane nei secoli radicata.

La tradizione dei mercati di Natale risale a un tempo in cui gli acquisti all’ingrosso non si facevano nei supermercati, ma bisognava aspettare le fiere organizzate in genere alla scadenza di ricorrenze annuali come ad esempio il periodo dell’Avvento.

Le prime tracce di mercati di Natale risalgono al XIV secolo in Germania e Alsazia con il nome di Mercato di San Nicola. Il primo documento che attesta un mercato di Natale è datato 1434 e cita un Striezelmarkt (mercato degli ‘Striezel’, un dolce tedesco) che ha avuto luogo a Dresda, il lunedì precedente il Natale. Più tardi, durante la Riforma protestante, il nome fu ribattezzato in Christkindlmarkt, per opposizione al culto dei santi. Altri antichi mercati sono quello di Strasburgo che risale al 1570, e quello di Norimberga del 1628.

Un importante rinnovamento, da considerarsi di matrice commerciale, è avvenuto negli anni novanta: numerose città europee hanno instaurato un proprio mercatino di Natale.

In Italia il primo mercatino è sorto a Bolzano, nel 1990, esso ha raggiunto, negli anni, importati affluenze di visitatori.

Ecco i programmi dei mercatini più famosi al mondo:

BOLZANO 27 novembre - 23 dicembre 2009
La magia del Natale là dove il nord ed il sud si incontrano fondendosi
armonicamente. Una festa di luci nelle piazze e nei vicoli del capoluogo.

MERANO 27 novembre - 6 gennaio 2010
Natale all’insegna del piacere e del riposo: pasticceria raffinata,
golosità per tutti i gusti, la via dei presepi e la musica
invitano a gironzolare tranquillamente in questa città di cura.

BRESSANONE 27 novembre - 6 gennaio 2010
L’arte e la storia, nobili quinte, il Mercatino di Natale nell’ambiente storico dell’antica città vescovile con le splendide sculture di luce.

BRUNICO 27 novembre - 6 gennaio 2010
Al Mercatino di Natale in questa città medioevale tra le montagne
si trova ciò che di meglio offre l’artigianato tradizionale.

VIPITENO 27 novembre - 6 gennaio 2010
Atmosfera natalizia nell’antica città mineraria: ovunque si scoprono tracce di un passato da tempo dimenticato. Ogni casa racconta la sua storia.

In questi luoghi si consuma la magia del Natale e con essa il mistero del regalo che ognuno vorrebbe ricevere. Trovare sotto l’albero un gioiello trovato e cercato con amore nei mercatini sarà una gioia di altri tempi.

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L’atmosfera sembra quella giusta e quindi via al Natale. La tradizione dei mercatini nel mese di dicembre continua a imperversare, soprattutto nei luoghi tipici e di montagna.

I mercatini natalizi offrono una serie di oggetti e di ninnoli che allietano le feste e rendono felici grandi e piccini. Ma non solo, oltre all’oggettistica tipicamente natalizia i mercatini hanno una vasta gamma di gioielli da bigiotteria che spospolano tra i giovani e meno giovani.

Citiamo i più importanti d’Italia, come: Bressanone, Bolzano, Levico e Brunico, tra vette innevate e sciate, si fa sempre una capatina al mercatino.

Esistono anche pacchetti viaggio ai mercatini o scampagnate in giornata. Questo permette agli appassionati del Natale di acquistare i regali per tutti, anche a prezzi modici.

Segnaliamo la nascita di un nuovo mercatino a Tirolo, località situata a 4 km da Merano, dove le classiche bancarelle lasciano il posto agli antichi mestieri e alle specialità tirolesi, per due giorni di festa accompagnati da concerti e attività dedicate ai più piccoli, tra cui una piccola fattoria di animali.

Ma non finiscono qui. sono ormai tantissime le città e i paesetti che offrono il mercatino del Natale del gioiello prezioso e dell’oggetto di bigiotteria.

A Natale tante occasioni da non predere

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Il gioiello è donna e una donna senza gioiello ha qualcosa in meno. Solitari, gioielli preziosi e diamanti, le pietre comuni, i gioielli in legno, la bigiotteria con qualsiasi budget si possono trovare bellissimi gioielli e bijoux. Anche gli stilisti amano i gioielli e infatti hanno deciso di usarli per ricoprire tutti i capi per il prossimo inverno.

C’è stato il tempo dei sandali gioiello, che comunque si confermano ad ogni stagione, poi sono arrivati i gioielli maxi che hanno deliziato la nostra estate ed ora giacche, gonne, scarpe e persino le calze gioiello… queste ultime secondo me sono davvero stupende.

Giacche, gonne, magliettine letteralmente incrostati di pietre luccicanti, cascate di cristalli multicolor… sembra quasi la rivolta degli accessori che da optional si vogliono conquistare un ruolo da protagonisti!

Le calze gioiello di Miu Miu, che rispetto ad altre mise, volendo si possono indossare, magari con un abito da sera a tinta unita e delle scarpe eleganti.

L’inverno sarà impreziosito dai capi con i gioielli….una bella idea no?

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Gioielli inverno 2009-2010

di Matteo · pubblicato il 25 Set 2009
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Matteo

Se in estate avete sfoggiato enormi bracciali, i gioielli inverno 2010 non saranno certo da meno. Mastodontici, appariscenti, monolitici e di ispirazione barocca, arricchiscono qualunque look rendendolo assolutamente speciale.

La primavera estate 2009 è stata caratterizzata da accessori e gioielli di dimensioni enormi, collane rigide formato maxi, bracciali bangles ed orecchini super vistosi.

Non è passato neanche un mese e la moda della nuova stagione torna a proporci questo look originalissimo fatto di accessori decisamente degni di nota, che è impossibile non notare.

Il risultato è un look un po’ barocco oppure etnico, da indossare anche tutti i giorni, al lavoro o nelle uscite serali.

Ma come scegliere questi gioielli ? Prima di tutto parlando di materiali, occorre puntare sull’oro, su metalli dorati, gemme, ma anche su semplici vetri colorati,che si combinano in creazioni scenografiche, visibili ma non eccessive.

Se l’estate rispolverava il legno in tutte le sue variabili, l’autunno e l’ inverno preferiscono i metalli, perfetti da indossare, come si usava nella Spagna del Seicento, su abiti neri in seta oppure in velluto.

Questa proposta in fatto di bijoux ci permette di dare carattere ad un look magari troppo semplice, che non ci soddisfa a fondo, caricandolo di quella marcia in più in linea con le tendenze della moda.

Fonte: PuorFemme

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Al Triennale DesignCafé inaugura oggi un’esposizione dedicata ai gioielli di carta, su idea di Alba Cappellieri e Bianca Cappello. I designer sono 60 e provengono da tutto il mondo (dall’Australia all’Austria, dall’Italia alla Finlandia, dagli Stati Uniti a Singapore, dal Giappone all’Olanda, dalla Turchia alla Spagna fino a Cina, Israele, Inghilterra, Germania, Belgio, Ungheria, Polonia, coinvolgendo anche studenti del Politecnico di Milano, Accademia di Brera, Accademia di Belle Arti di Firenze). I loro progetti piegano, ricamano, intrecciano, cuciono la carta per manipolarla in versioni molto interessanti da indossare.

Progetti di:

Luis Acosta, Atelier VM, Sara Kate Burgess, Ela Cindouruk, Riccardo Dalisi, Matteo Bazzicalupo e Raffaella Mangiarotti [deepdesign], Sandra Di Giacinto, Claudia Diehl, Sabina Feroci, Marco Ferreri, Anna Fornari, Maria Rosa Franzin, Noemi Gera, Lisa Grassivaro, Joanne Grimonprez, Ana Hagopian, Andrea Halmschlager, Caren Hartley, Lydia Hirte, Meiri Ishida, Mari Ishikawa, Nathalie Jean, Hu Jun, Nel Linssen, Angelo Lomuscio, Fritz Maierhofer, Beatrix Mapalagama, Miriam Mirri, Nobuko Murakami, Devran Mursaloglu, Kazumi Nagano, Kaoru Nakano, Ritzuko Ogura, Takehide Ozaki, Daniele Papuli, Shari Pierce, Wendy Ramshaw+David Watkins, Erica Spitzer Rasmussen, Ivana Riggi, Romanelli e Laudani, Marjorie Schick, Angela Simone, Peter Skubic, Maurizio Stagni, Deganit Stern Shocken, Janna Syvanoja, Andrei Szadkowsky, Fabrizio Tridenti, Barbara Uderzo, Paolo Ulian, Marion Van Cruchten, Manon Van Kouswijk, Giorgio Vigna, Paper to Pearls, Kiwon Wang, Fiona Wright, Annamaria Zanella, Ina Zeller Bleil.

Fonte: Aquilaberg

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Nei quartieri di Londra di Kensington e Chelsea L’artista Thomas Heatherwick ha ripensato il design delle tradizionali ‘case dei giornali’ per dare all’informazione un tocco fashion. L’aspetto estetico è più gradevole e le riviste non sono più spiegazzate. Ma il designer ha pensato anche ai ladri: le forme arrotondate permettono all’edicolante di tenere tutto sotto controllo.

I quotidiani non sono più uno sopra l’altro. Un tetto in vetro completa l’opera lasciando entrare più luce in spazi spesso troppo scuri. Questo nuovo progetto urbano rientra nel tentativo di animare e abbellire anche quegli spazi a cui nessuno bada proprio perché anonimi, come le edicole.

Queste edicole hanno un tocco fashion e per le arie che si danno gli inglesi è proprio una trovata ad hoc.

Fonte: Affaritaliani.it

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