Sulla scorta del successo del 28 aprile, “Torino incontra” propone un secondoappuntamento all’insegna della creatività e della riflessione: giovedì 5 maggio alleore 18, presso il Centro Congressi di via Nino Costa 8, Neri Marcorè condurrà il nuovo incontro, che avrà come oggetto “L’umorismo”.Le varie declinazioni di questo tema verranno esplorate dai due protagonisti delconfronto, il regista Paolo Virzì (Caterina va in città, Tutta la vita davanti, Laprima cosa bella) e lo scrittore, sceneggiatore e giornalista Francesco Piccolo (Momenti di trascurabile felicita è il titolo del suo ultimo apprezzatissimo libro).L’evento potrà essere seguito anche tramite web in live-streaming su questa pagina; sempre on line, le persone potranno interagire attraverso twitter, commentando oponendo delle domande attraverso l’aggiunta di questo hash-tag.Per seguire gli aggiornamenti dell’evento basta seguire il profilo twitter ufficiale.

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MyYour al Salone Internazionale del Mobile 2011

di admin · pubblicato il 13 Apr 2011
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Questa settimana vi segnaliamo un’iniziativa stilosissima che vede coinvolti una giovane e promettente azienda italiana di design che vuole farsi conoscere attraverso l’utilizzo dei social network.
MyYour è un’azienda giovane e dinamica che opera nel campo del design, le sue creazioni sono fresche ed innovative, e riescono ad unire in modo magistrale sia l’originalità delle forme ed una certa irriverenza nei confronti dell’arredamento classico con eleganza, leggerezza semplicità, sia nella forma che nell’utilizzo del prodotto.
Il marchio nasce nel 2007 dall’incontro di quattro persone con esperienze diverse (tecnica, imprenditoriale, di creatività, di marketing) che danno vita a un gruppo di lavoro che fa di fantasia e di inventiva la propria missione, fondandosi su una decennale esperienza nel settore della lavorazione delle materie plastiche.
Le creazioni dell’azienda riguardano sia il mercato dell’interior design che quello dell’outdoor design in quanto realizzate con uno speciale materiale plastico, il polietilene che le rende particolarmente resistenti agli agenti esterni.
MyYour presenterà la nuova collezione al Salone Internazionale del Mobile, che si terrà a Milano dal 12 al 17 aprile, in occasione dell’evento le prime dieci persone che effettueranno un check-in con il noto social di geolocalizzazione Foursquare, segnalando la propria presenza o all’interno del padiglione dell’azienda o nel Fuorisalone, riceveranno in omaggio un mini CrazyHead, l’originale appendiabiti che vedete in foto.
L’iniziativa, ideata da Vassalli Associati con il media partner MarketingArena, si prospetta veramente interessante in quanto promuove un prodotto unico e dalla forte personalità in un modo altrettanto originale, ed, allo stesso tempo, offre a tutti l’occasione per possedere un pezzo di design in casa.

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Glamour della festa del cinema di Roma

di admin · pubblicato il 29 Nov 2010
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Si è ormai conclusa anche la quinta festa del cinema internazionale di Roma, edizione che come nelle precedenti edizioni ha fatto parlare e discutere tutto il mondo delle arti visive e non solo.
Più che di questo però vorremmo parlare della parte più glamour, e dello spettacolo insito in manifestazioni di questo tipo, che tanto abbaglia e fa sognare chi non ha potuto parteciparvi.

Elegantissimi gli uomini, in particolare Ed Harris in Armani e Gianmarco Tognazzi in Gucci, che però come sempre in queste occasioni sono stati sovrastati dagli sfarzosi abiti delle colleghe.
Il total black, simbolo di raffinatezza ed eleganza anche quest’anno è stato il più portato, scelto da Carolina Crescentini e Anna Ferzetti, nel classico abito lungo e da Monica Bellucci, la madrina della prima serata in Dolce e Gabbana.
Nero spezzato da una cinta immacolata in vita invece l’abito di Versace indossato da Vanessa Incontrada, mentre sempre Ksenia Rapport e Micaela Ramazzoti scelgono sempre il nero totale ma in velluto, complice anche il maltempo che è imperversato per tutta la durata della manifestazione.
In grigio invece Claudia Zanella, che veste un morbido abito di Gucci al ginocchio, e grigio e al ginocchio pure l’Alberta Ferretti di Angela Finocchiaro.
Tailleur dal sapore maschile per Simona ventura che per l’occasione ha sfoggiato una chioma rossa abbinata al tappeto, e Valeria Milillo e Maria Grazia Cucinotta, entrambe in Armani.
Complice la giovane età Michela Quattrociocche ha osato con un abito in versione mini, cinturone e sandali borchiati.
Al contrario maxi abiti a stampe fluoreali come comanda la moda del momento per Marie Gillain e Katy Saunders, sempre misure maxi, ma in tinta unita l’abito di Gucci, semplicissimo ma di grande effetto scelto da Claudia Zanella.

In sostanza Roma ci ha proposto un tappeto rosso all’insegna della semplicità e dell’eleganza minimal, gli abiti sono molto semplici, senza troppi lavorazioni o decorazioni, mentre si punta tutto sugli accessori di grande impatto.
In particolare si è notata una tendenza che sicuramente avrà ripercussione anche sul grande pubblico: la pochette gioiello, la borsa diventa piccolissima, rigida e molto elaborata, come un piccolo scrigno.
Gli accessori diventano sempre più grandi, in particolare braccialetti ed orecchini.
All’insegna della semplicità anche le acconciature, quasi tutte le star infatti hanno preferito i capelli sciolti o chignon spettinati, ed il trucco molto naturale.

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Il teatro alla moda

di admin · pubblicato il 22 Nov 2010
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Imperdibile per tutti gli appassionati di moda il nuovo evento espositivo “Teatro alla moda. Costumi di scena. Grandi stilisti”, che per un mese, dal 5 novembre al 5 dicembre raccoglierà abiti di scena realizzati dai più grandi nomi dell’alta moda italiana.

La mostra sarà nella capitale, presso gli spazi espositivi della Fondazione Roma, situata in via del Corso, già  nota all’alta moda per ospitare anche le boutique di lusso.

Riportiamo di seguito parte del comunicato stampa:

Sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana, la mostra è promossa da Altaroma, dalla Fondazione Roma e dai Musei Mazzucchelli di Brescia, è prodotta e organizzata con Arthemisia Group, e vede così attuarsi una partnership inedita tra mondo dell’arte e della moda.La mostra vanta il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero del Turismo e dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero; vanta inoltre il premio di Alta Rappresentanza della Presidenza della Camera dei Deputati, il contributo di Regione Lazio, Assessorato alla Cultura, Arte e Sport, il supporto dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma e la collaborazione della Fondazione Cinema per Roma e della Fondazione Musica per Roma.

A cura di Massimiliano Capella, la mostra Il Teatro alla Moda è l’occasione per ammirare abiti e costumi realizzati per famosissime rappresentazioni teatrali, operistiche e coreutiche, da alcuni tra i più importanti stilisti italiani, quali Gianni Versace, Roberto Capucci, Emanuel Ungaro, Fendi, Missoni, Giorgio Armani, Antonio Marras, Romeo Gigli, Alberta Ferretti, Valentino, Enrico Coveri.Attraverso un’accurata selezione delle loro creazioni, provenienti da prestigiose collezioni teatrali (Teatro alla Scala e Piccolo Teatro di Milano, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Regio di Parma, Teatro San Carlo di Napoli, National Opera di Washington DC), oltre che dalle Maison coinvolte e dalle collezioni di attori e cantanti, si ripercorre uno dei momenti più glamour del teatro internazionale moderno e si intende valorizzare l’indiscussa qualità artistica del Made in Italy.

Si presenta insomma come un’occasione unica sia per ammirare il genio di questi stilisti che negli abiti da palcoscenico posso esprimere appieno la propria creatività, liberi dai vincoli della vendibilità del capo, anzi, gli abiti sono più spettacolari, colorati, brillanti, proprio in quanto destinati ad un palcoscenico, quindi facenti parte della stessa scenografia.

Non vi saranno solo abiti, ma anche bozzetti e video di manifestazioni, per ricostruire la storia dei costumi e l’atmosfera originale della rappresentazione.

La mostra sarà divisa in otto sezioni: la prima dedicata appunto ai grandi stilisti ed alle loro collaborazioni con artisti dell’opera del calibro di Maria Callas, Katia Riciarelli, Montserrat Caballè, Luciano Pavarotti, ed ammirare l’impronta lasciata dai loro creatori nei costumi.

La seconda sezione è tutta dedicata alle sorelle Fendi ed alle creazioni in pelliccia realizzate per il teatro, tra i quali spiccano i sessantatre costumi realizzati per la Carmen di Bizet in scena all’Arena di Verona nel 1986. Mentre la terza parte è dedicata a Missoni, ed alla sua capacità di adattamento alla scene.

Nella quinta sono esposti tutti i costumi realizzati per il teatro, ed in particolare per il musical da Armani.

Mentre in quella successiva sono esposti i costumi onirici realizzati da Marras per Una notte di mezza estate di Shakespeare.

Con la settima sezione si entra veramente nella storia del teatro, con un breve excursus sulle realizzazioni degli stilisti italiani dagli anni cinquanta ad oggi, mentre l’ultima parte è dedicata all’eleganza di Versace, che dichiarava che il teatro era il suo vero amore, amore confermato dalla maestosità e dal gran numero di costumi realizzati.

Una mostra veramente da sogno, per mezza giornata di evasione dagli uggiosi pomeriggi di novembre.

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Lavin for H&M

di admin · pubblicato il 08 Nov 2010
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Attesissima dalle fashion victim di tutto il mondo la nuova collezione Lavin for H&M che sarà in vendita presso 200 sceltissimi punti vendita H&M di tutto mondo a partire dal 23 Novembre.

 

Collaborazione che stupisce, in quanto i due marchi lavorano ai due capi opposti del mondo della moda:

H&M ha una visione della moda accessibile a tutti e basata sulla filosofia del fast fashion, mentre la griffe francese punta sull’eleganza e la ricercatezza dei particolari.

Lo stesso Albert Elbaz, direttore artistico di Lavin e co-desiner insieme a Lucas Ossendrijer della collezione, ammette che non avrebbe mai pensato ad una collaborazione così inusuale, ma che è stato convinto a collaborare dai responsabili del marchio svedese in quanto, parole testuali: “condividiamo la stessa filosofia: offrire piacere e bellezza a tutti gli uomini e le donne del mondo”.

 

Ed in effetti le poche immagini rivelate dall’ufficio stampa di Lavin fanno pensare ad una collezione raffinata, che molto si avvicina a quella presentata dalla maison alla Paris Fashion Week nel 2009, ma con un tocco di originalità ed estrosità che la rendono unica.

Sempre a detta dello stesso Elbarz la collezione non è destinata solo ad un pubblico giovane, tipico target di H&M, ma anche alle signore,  il designer ironizza affermando che saranno le madri a comprare gli abiti, e le figlie li ruberanno dai loro armadi, o viceversa, visto che ai giorni nostri le figlie vogliono indossare i vestiti delle madri e le madri i vestiti delle figlie.

 

Indiscrezioni lasciano trapelare che nella collezione saranno presenti abiti da cocktail in total black ma abbonderanno stampe colorate floreali o a motivi geometrici, Elbaz si lascia scappare un enigmatico “It have to be an happy collection for happy people”.

Per scoprire i risultati di questa curiosa collaborazione non ci resta che aspettare il 2 novembre quando verrà presentata ufficialmente in tutto il mondo.

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Moda Hi-Tech

di admin · pubblicato il 02 Nov 2010
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Le celebri firme del mondo dell’abbigliamento ormai non si limitano più alla creazione di vestiti, ma concedono il proprio nome in Licensing ad altre aziende per produrre un vero e proprio stile di vita che rifletta la personalità di marca. I nomi dell’alta moda così sfociano dal settore dell’abbigliamento e invadono altre categrie, come la profumeria, l’occhialeria, interni d’arredo o di automobili e adesso pure il settore hi-tech. Prodotti prima impiegati solo per la loro utilità ora diventano accessori irrinunciabili,veri e propri oggetti di design che riflettono il gusto e la personalità di chi li sfoggia, esattamente come borse, scarpe o cravatte.

In particolar modo gli stilisti si sono divertiti nel disegnare accessori per i prodotti della marca Apple, iPhone e iPad in primis.Luis Vuitton ad esempio ha realizzato una pregiatissima custodia per iPhone con le celebri iniziali presenti in ogni sua creazione.Molto femminile la custodia per iPad realizzata da Chanel, in pelle nera matelassé, intrecciata a riprendere i motivi di uno dei marchi di pelletteria italiani più famosi del mondo la custodia per iPhone di Bottega Veneta. Ma si sono lasciati sedurre dall’idea di rivestire uno degli accessori più in voga del momento anche altri nomi dell’alta pelletteria italiana come Piquadro e Salvatore Ferrragamo, che riportano anche nelle custodie l’eleganza che li contraddistingue. Marc Jacobs invece firma cover per il celebre telefono Apple, raffiguranti personaggi stilizzati simili a quelli dei graffiti metropolitani, e, realizzando cuffie per lo stesso prodotto, sottolinea il legame con il mondo della musica, da sempre collegato con i più giovani.

Addirittura quattro sono invece le versioni di iPad case realizzate da Dolce e Gabbana, “Weekender” e “BriefCase” pensate per gli uomini d’affari la prima più capiente può essere utilizzata anche come porta documenti, mentre la seconda è più sottile e può essere utilizzata solo come custodia, invece “Leo” è destinata ad un pubbblico più trasgressivo, in quanto rivestita interamente con una stampa leopardata, gli amanti del minimal chic potranno invece servirsi della versione “Semplicity”. La moda oggi non deve più essere rispettata solo nell’abbigliamento, ma anche gli accessori hi-tech si rivestono di personalità e raffinatezza.

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PELLICCIA: SACRIFICARE LA MODA O GLI ANIMALI?

di admin · pubblicato il 05 Ott 2010
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Le settimane della moda hanno parlato chiaro, a quanto pare nell’autunno inverno 2010-11 tutte le fashioniste degne di questo nome si ricopriranno di pelliccia.
Non importa taglio forma o colore, l’importante è che siamo voluminosissime e a pelo lungo. Cavalli la presenta corta e dal colore acceso sicuramente adatta alle più giovani, Micheal Kors invece resta su linee e colori più classici, Antonio Berardi la predilige candida e al di sotto del bacino, mentre Moschino la propone oversize. Armani non si smentisce consigliandola nera e dal sapore retrò, total black e modelli classici pure per Valentino; colori insoliti invece per Alberta Ferretti che sceglie il verde bottiglia, e Versace che colora il capo di uno sgargiante blu elettrico. In alternativa alla classica giacca si può anche rivestire il collo del cappotto con morbida pelliccia, o ricorrere ad una raffinata stola come quelle proposte da Miu Miu. Ma non solo cappotti e giubbotti.

La pelliccia sarà la protagonista anche in scarpe, cappelli ed addirittura borse. Gli stilisti non si limitano a rivestire stivali e scarponi da montagna, ma anche tronchetti, decolté e addirittura sneakers. Bellissimi e veramente eleganti gli anckle boot di Manolo Blahnick, vistosi ed eccentrici i tronchetti di Ralph Lauren, addirittura sandali impellicciati per Zac PosenMark Jacobs pensa invece a ricoprire con pesanti cosacchi di pelliccia l’altra estremità del corpo.

E giusto per essere sicuri che monetine e fazzoletti non prendano freddo pure le borse si ricoprono di pelliccia, a scacchi, come quella proposta da Luis Vuitton, Christian Louboutin la vede in visone con manico gioiello molto simile alla Libertine bag di Dior.

Brutti tempi insomma per visoni e conigli. La pelliccia era quasi scomparsa dai nostri guardaroba soppiantata da piumini e cappotti ma a quanto pare tornerà alla grande nel prossimo decennio. Ne abbiamo proprio bisogno? La moderna tecnologia ci permette realizzare tessuti caldi e morbidi anche a partire da una semplice bottiglia di plastica, quelle stesse bottiglie cha dall’altra parte rappresentano un grosso problema dal punto di vista ambientale vista la difficoltà di smaltimento.Le pellicce hanno indiscutibilmente un loro fascino ma un buon stilista potrebbe realizzare ottimi capi anche a partire da tessuti meno pregiati.

Un’ultima domanda: da sempre associazioni, animalisti e personaggi noti e meno noti dello show biz si battono contro l’uso delle pellicce, sicuramente ne sentiremo parlare anche quest’anno, ma nessuno ha mai niente da ridire contro cinture, borse e stivali di pelle?

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Quanto è trendy Sex and the City 2!

di admin · pubblicato il 09 Lug 2010
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Ho tradito la moda con l’arredamento». Incredibile ma vero, a dichiararlo è Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker) in una scena di Sex and the City 2, sequel del film ispirato alla celebre serie televisiva americana. Quindi non più solo moda per le quatto amiche. Le stra invidiate cabine armadio sono ancora stracolme di abiti da sogno ma la novità è che scarpe, vestiti e borsette questa volta dividono la scena con divani, mobili, tessuti e carte da parati. Nel nuovo film diretto da Michael Patrick King le amiche più famose del mondo ci invitano ad entrare nelle loro case e a seguirle nell’avventura che da New York le porta in vacanza ad Abu Dhabi, senza mariti né figli, alla scoperta del nuovo Medio Oriente. Lasciamo però da parte la storia del film e guardiamo la buona parte di fashion che lo caratterizza e che finisce per diventare la parte più importante del film stesso.
New York: gli interni. Sono passati due anni dal matrimonio di Carrie e Big e scopriamo che la protagonista li ha trascorsi ad arredare la nuova casa. «Manca solo un mobile in quell’angolo ed è fatta», spiega Carrie mentre guarda con orgoglio al divano blu notte su cui è adagiato quello che ora è suo marito. «È una combinazione del signore e della signora Preston – spiega la Parker - Hanno una sola camera da letto ma è sull’Upper East Side e la città sembra avvolgerli». Lasciato il super attico di lusso, i due si sono trasferiti dodici piani più in basso, in cerca di uno stile di vita più umano ma non per questo meno favoloso. «Il primo appartamento – spiega lo scenografo – era una grande dimostrazione dell’impegno di Big nei confronti di Carrie ma non era ‘loro’. Questa volta ho voluto creare uno spazio che fosse elegante e che fosse anche la loro casa. Doveva essere maturo e riflettere la loro relazione oggi». Il risultato è un mix del gusto dei due personaggi: tappeti, mobili retrò, tessuti ricercati, passamanerie, toni caldi e stampe floreali. Alla faccia del minimal. L’eleganza dei Preston è fatta di letti oversize, cuscini in abbondanza, tende sontuose, carte da parati british, righe e fiori. Il glamour ha il colore dell’oro e la morbidezza dei velluti - in pendant con le paillettes del vestito di Samantha – che fanno da sfondo al party per la presentazione del film di Smith, girato nell’atrio recentemente ristrutturato dell’Empire Hotel di New York. Tutto rigorosamente bianco invece per il grandioso matrimonio tra Anthony e Stanford: dai cigni allo smoking dello sposo, dalle decorazioni floreali alla splendida torta decorata con cristalli Swarovski. Per quanto riguarda Miranda e Charlotte, ritroviamo la prima nella tipica casa newyorkese “brownstone” di Brooklin, mentre la seconda, ora mamma di due bambine, vive in un’abitazione tutta bianca e rosa, in linea con il suo gusto bon ton e il suo spirito tradizionalista.
Abu Dhabi: l’hotel. Decisamente scintillanti le location scelte per le scene girate in Marocco. L’hotel dello sceicco dove vengono invitate Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda è il nuovo Mandarin Oriental Jnan Rhama di Marrakech, inaugurato poche settimane dopo le riprese del film. Lusso sfrenato per le loro suite da 22 mila dollari a notte, cariche di colori, dettagli dorati e stoffe da mille e una notte. Sempre abbinate – inutile dirlo – a sete, chiffon e rasi dei costumi indossati dalle quattro star nel deserto. E tra gli acquisti nel suq, il pranzo nelle dune e l’escursione in cammello, si insinua una domanda: dobbiamo aspettarci un ritorno dell’etnico? Considerato l’impatto dirompente che Sex and the City ha avuto sulle vendite delle scarpe di Manolo Blahnik, la domanda è più che lecita. Staremo a vedere.

Fonti
At casa
Sito di Sex and the city
Hotel empire

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I love shopping. Sociologia e un po’ di psicologia.

di admin · pubblicato il 14 Mag 2010
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Il romanzo “I love shopping” di Sophie Kinsella insieme al precedente “Fashion Victim” di Sam Baker, sono stati i pionieri di una letteratura popolare che ha trattato in maniera ironica e a tratti inverosimile uno dei fenomeni più diffusi e complessi della società attuale, la fashion addiction. Si parla di voglia di differenziarsi, si parla di frenesia consumistica, ma ciò che preoccupa seriamente,  è che si parli di patologia. Cos’è a questo punto la dipendenza dalla moda e dallo shopping? È possibile che due entità così immateriali e superficiali possano generare comportamenti incontrollabili e indecifrabili? Queste sono alcune delle domande poste durante il convegno “Fashion Addictions”, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore il 7 maggio scorso.
 L’evento, organizzato dal Centro per lo studio della moda e della produzione culturale Modacult, ha raccolto gli interventi sul tema di tre principali studiosi europei, Ana Marta Gonzalez, Joanne Finkelstein ed Efrat Tseëlon. I tre hanno analizzato il fenomeno in esame da differenti prospettive, dalla filosofia morale alla sociologia, per finire alle teorie sulla moda.
Dall’incontro è emerso che il primo passo per arrivare a capire quali siano le motivazioni alla base di una condotta distorta e del consumatore è prendere in considerazione l’associazione fra immagine e identità. Nel corso degli ultimi trent’anni del secolo scorso, la letteratura popolare di moda si è soffermata in maniera crescente sulla funzione sociale dell’abito, considerando quest’ultimo un mezzo attraverso il quale l’individuo manifesta alla collettività il proprio status e la propria estrazione sociale. Fin qui nulla di nuovo, nel momento in cui l’immagine però diventa fonte di conoscenza introspettiva e viene giudicata come piena espressione del carattere e della personalità individuali, allora l’apparenza e la superficie diventano sostanza e cambiano il modo in cui l’uomo guarda a se stesso e al prossimo. Insomma il vestito è lo strumento attraverso cui l’io si relaziona alla collettività, e legittima se stesso. 
L’identità è quindi un concetto chiave per comprendere il fenomeno delle dipendenze, soprattutto se considerata alla luce dei cambiamenti della società post-moderna, la società dei consumi per eccellenza. Ed è proprio nella trasformazione culturale subita dalla società che affondano le radici dei problemi identitari dell’uomo contemporaneo, disorientato rispetto alla mancanza di entità superiori nelle quali cercare stabili significati.
Allo stato attuale, l’uomo si trova a vivere lo stadio estetico della propria esistenza, nell’ambito di un contesto sociale definito emozionale e caratterizzato da una cultura sperimentale proiettata verso l’immediata gratificazione. Una cultura dunque che valorizza e promuove la ricerca di nuove emozioni e nuove esperienze come il solo modo per fuggire dalla noia e dal vuoto circostanti. Una cultura che considera il tempo un’entità talmente sfuggente da dover essere afferrata e vissuta incondizionatamente, per non correre il rischio di perdere un’occasione che non si ripeterà. E a questo punto il problema non è la gestione o l’espressione delle emozioni, ma la percezione della vita ordinaria, considerata fonte di noia e scandita da due principali momenti: il lavoro e il tempo libero. Se il primo è inevitabile per riuscire a sopravvivere, il secondo diventa l’unica occasione per vivere momenti unici, tentando di dare un senso alla propria momentanea esistenza. E come vivere in maniera totalizzante tali sprazzi di tempo? Consumando, o facendo uso di sostanze “liberatrici”, o entrambe le cose, ovviamente. Di conseguenza l’individuo, immerso in una società che ha fatto della produttività la sua stella polare, finisce per rimanere vittima dei meccanismi di consumo anche quando pensa di esserne fuori. Consumare per poter essere felici, consumare per sentirsi appagati, consumare per dare un senso ad una vita che apparentemente non ne ha. E anche nel caso in cui tutto questo non fosse sufficiente, “ci sono le droghe a promettere un passo, anche breve, verso l’eternità” (Z. Bauman, Modernità Liquida).
Ed è per tutto questo che gli atteggiamenti compulsivi diventano…normali. Si è giunti a considerare i comportamenti compulsivi come parte integrante di un normale stile di vita, condotte comunemente accettate e ritenute il riposo alle tensioni della società post-moderna.

Fonte: http://www.modaemodi.org

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Ex, punto e a capo

di admin · pubblicato il 12 Mag 2010
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Poco tempo fa su Repubblica è uscito un interessante articolo sul divorzio. Sul divorzio in tempo di crisi e sul divorzio come fenomeno di costume. Anche se c’è la crisi, infatti, gli italiani continuano a divorziare: l’ Istat calcola un aumento del 2,3% (ogni anno 160.000 italiani si separano, e 100.000 divorziano. Oltre a 20.000 rotture tra le famiglie di fatto) anche se per dimezzare le spese si opta per un addio consensuale. Per rendere meno traumatico un “rito di passaggio” arriva anche in Italia il salone del divorzio. Dopo Vienna, nel 2007, e dopo Londra e Parigi nel 2009, tocca ora a Milano ospitare questa sorta di fiera dell’ addio ma anche del ricomincio da me il cui titolo è già un programma: “Ex, punto e a capo”. La chiave è sdrammatizzare. L’obiettivo è di laciarsi con il minor rancore possibile, e soprattutto riducendo il danno, cercando di rendere il più indolore possibile una pratica sempre più diffusa. Milena Stojkovic, mediatrice famigliare di Ciao Amore, agenzia di divorce planning, ha raccontato che: «Oggi le coppie arrivano alla decisione di separarsi e di divorziare con un’ incredibile leggerezza. Con superficialità. Tutto è banalizzato e allo stesso tempo drammatizzato. E chi ci va di mezzo sono i figli». Cosa che conferma il presidente dell’ Associazione matrimonialisti italiani, l’ avvocato Gian Ettore Gassani: «Gli italiani si contendono i figli come fossero oggetti da espropriare o, peggio, bottino di guerra anche nell’ ambito delle apparentemente miti separazioni consensuali. I danni subiti dai bambini contesi sono verificabili nelle migliaia di perizie psicologiche depositate nei tribunali e nell’ aumento vertiginoso del ricorso alla psicoterapia infantile. Ogni anno si contano nel nostro Paese 160mila nuovi separati, 100 mila nuovi divorziati e la rottura di 20mila famiglie di fatto». Il divorzio, costosissimo su vari fronti, può ridurre in miseria, ricorda l’ Associazione matrimonialisti italiani, che diffonde dati secondo cui il 25 per cento degli ospiti delle mense dei poveri sono separati e divorziati. Nell’ 80 per cento dei casi si tratta di padri che, pagato l’ assegno di mantenimento, si ritrovano senza risorse. Il salone “Ex, punto e a capo”, l’8 e 9 Maggio a Milano all’ Hotel Marriott di via Washington, ha provato a sdrammatizzare tutto questo. «Si può divorziare in modo civile, a volte addirittura in allegria: quando la mia ex ottenne il divorzio dal suo precedente marito per esempio le organizzai una festa, con tanto di partecipazioni agli amici e bomboniere a forma di forbici», racconta Franco Zanetti, che di “Ex, punto e a capo” è l’ ideatore. «La prima cosa da fare per ripartire – secondo lui - è non sentirsi in colpa, rinnovarsi. Per questo abbiamo coinvolto dietologi, palestre, chirurghi estetici, scuole di ballo, beauty farm». Si riduce a questo il divorzio? Fortunatamente ci sarà anche un approccio più serio: «Al salone avremo un’ agenzia anti-stalking, soprattutto per le donne, e, a tutela degli uomini, saranno al lavoro gli esaminatori del Dna, visto che in Italia un bambino su dieci non è figlio del padre presunto», sottolinea Zanetti. Insomma divorzio grande business, forse ancor più del matrimonio. L’ideatore continua «Quello su cui puntiamo con maggior spiegamento di mezzi è il coté operativo, per un divorzio chiavi in mano, con la presenza di studi legali, squadre di psicologi, agenzie matrimoniali, investigative, immobiliari, disbrigo pratiche, agenzie di viaggi, servizi di babysitter ma anche di dogsitter, depositi temporanei per mobili e cose, decoratori, arredatori, ditte di traslochi e via elencando». Ci sarà anche un’ agenzia che si chiama Marito in affitto, a offrire, per 15 euro l’ ora, dalla piccola riparazione agli altri lavori domestici tipicamente maschili. Ci saranno esempi di liste di divorzio su modello britannico nel caso parenti e amici vogliano fare un regalo utile al divorziato. E ci saranno le prime agenzie tutte italiane di divorce planning, come Ciao Amore, che si occuperà di rimettere in piedi il coniuge dopo la separazione, fino a organizzare veri e propri divorce party.

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